Perfect Day, un giorno tutt’altro che perfetto

Cinema
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Il nuovo film di Fernando León de Aranoa è una potente e godibile allegoria della condizione umana; ambientato durante la fine del conflitto balcanico, con Benicio Del Toro e Tim Robbins a fare da mattatori

Schermata 01-2457402 alle 18.16.30Perfect Day è l’adattamento cinematografico del libro Dejarse Llove di Paola Farias e racconta la giornata di alcuni cooperanti di un’associazione internazionale, affiancati da un interprete locale. Il palcoscenico della loro attività è dominato da labirintiche colline balcaniche e dal clima immediatamente post bellico del 1995; le parti in lotta sembrano arrivate ad una mediazione, anche grazie all’intervento dei caschi blu, e le ostilità stanno per volgere al termine. Ma in realtà le dinamiche si rivelano molto più complesse dell’apparenza e rimangono attivi sporadici focolai di guerra, così come sacche di resistenza ai patti di non belligeranza. Su questo sfondo, la squadra della ONG capitanata da Mambù (Benicio Del Toro), il responsabile della sicurezza del gruppo, è impegnata nel risolvere le crescenti difficoltà logistiche che si frappongono tra loro e una piccola ma fondamentale missione: liberare un pozzo dal cadavere gettato appositamente al suo interno per inquinare l’unica fonte d’acqua delle comunità limitrofe. L’operazione si rivela estremamente complessa, tra assurdità burocratiche, problemi strettamente pragmatici (procurarsi una corda diventa un’epopea) e concatenazioni di accadimenti che si complicano azione dopo azione; come fossero alle prese con un incomponibile cubo di Rubik, i protagonisti, con le loro azioni, non fanno altro che propagare entropia nell’ambiente circostante, proiettando verso il caos il succedersi degli eventi.

Il 47enne spagnolo Fernando León de Aranoa, noto da queste parti soprattutto per il film I lunedì al sole del 2002, in un’intervista ha dichiarato che l’irrazionalità è lo scoglio più ostico che l’uomo debba affrontare; e articolare questa componente di frammentazione, di perdita del senso, non cadendo nella tentazione di facili giudizi, ma con una spiccata tensione verso una sintesi più ampia, è il merito principale del regista: una particolare visione sinottica che illumina la narrazione, contestualizzando, ed in un certo senso marginalizzando, l’uomo rispetto alla totalità.

Il suo sguardo muove i personaggi in un sistema più ampio di loro, in cui vigono regole caotiche e ingovernabili: un quadro fatalista e crudo ma allo stesso tempo vitale. Il labirinto di montagne che imprigiona i personaggi, la situazione di emergenza bellica, l’impossibilità di raccapezzarsi, oltre a raccontare della guerra, “la guerra in generale” come sostiene il regista, rappresentano una metafora della condizione umana e della sua destrutturazione. Per questo i cadaveri che costellano il film, a partire da quello nel pozzo, per arrivare alle vacche morte in mezzo alla strada (rivelatrici di trappole) segnano da una parte i frutti irrazionali della guerra, le situazioni irrisolte, i conflitti; dall’altra l’enigma dell’esistenza: l’opacità di un sistema dove non si può procedere in maniera finalistica, ma nel quale si è come corpi in balia degli accadimenti (e non è un caso che sia proprio la natura, sotto forma di diluvio, a risolvere la situazione nel finale).

De Aranoa mette in scena differenti tipologie umane, le lascia essere, secondo la loro indole, in questo scenario che è una sorta di allegoria postmoderna. Il fatalismo sarcastico e disilluso di Mambù, l’esuberanza comica e disagiata del suo aiuto M (un ottimo Tim Robbins), la purezza della francese Sophie (Melanie Thierry), la pragmaticità dell’analista di guerra Katya (Olga Kurylenko) e le loro reciproche relazioni sono tasselli di un mosaico. Il Perfect Day del titolo allude a un giorno tutt’altro che perfetto, nell’ottica dell’uomo, e allo stesso tempo dipinge un meccanismo che ingloba in sé natura ed esseri umani: e nella sua ineluttabilitá, che eccede ogni categoria razionale, rappresenta in sé, questa volta sì, qualcosa di perfetto.

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