Perché Renzi vuole per l’Italia un seggio al consiglio di sicurezza Onu

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epa04947501 The United Nations flag flies outside United Nations Headquarters in New York City, New York, USA, 24 September 2015. Pope Francis will address the UN General Assembly 25 September and the UN Development Summit and General Assembly will take place from 25 September through 03 October with more than 150 heads of state in attendance.  EPA/MATT CAMPBELL

Il premier vede come “una priorità assoluta” riportare il nostro paese al palazzo di Vetro. Un passo importante per acquisire rilievo internazionale

“Vorrei che tutti voi sentiste questa come una priorità assoluta. Questa non è la battaglia di un singolo governo, ma di un intero paese”. Matteo Renzi si è rivolto in maniera perentoria agli ambasciatori italiani in chiusura della loro assemblea, ponendo loro un obiettivo ambizioso quanto complicato: ottenere per l’Italia un seggio non permanente al consiglio di sicurezza dell’Onu.

L’elezione è prevista per il prossimo anno e riguarderà il biennio 2017-2018. Sono cinque i seggi non permanenti a disposizione (attualmente sono occupati da Angola, Malesia, Nuova Zelanda, Spagna e Venezuela), che si aggiungono ai cinque paesi rappresentati di diritto (Usa, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) e a quelli che saranno rinnovati invece a partire dal 2018 (Ciad, Cile, Giordania, Lituania e Nigeria sono gli uscenti). L’Italia ha già occupato quella posizione per sei volte, l’ultima nel 2007-2008.

Nella corsa per il prossimo biennio, il nostro paese dovrà vedersela con Svezia e Olanda, “paesi – ha spiegato Renzi – che per motivi diversi hanno una propria solidità, ma devono avere anche la consapevolezza di avere a che fare con un grande paese, che vuole tornare a sedere nel palazzo di Vetro nei posti importanti”.

Ma perché il premier italiano punta a quel seggio? A muoverlo è certamente il desiderio di riportare il nostro paese in una posizione da protagonista nel panorama internazionale, un obiettivo che ha posto sin dall’inizio al centro della propria azione. Ma entrare nel Consiglio di sicurezza significa anche conoscere di prima mano tutti i più importanti dossier internazionali (da questo punto di vista, fa il paio con la nomina di Federica Mogherini a Lady Pesc), poter partecipare alla scrittura delle risoluzioni e acquisire quindi potere negoziale anche con gli altri paesi non rappresentati al palazzo di Vetro.

La corsa è appena all’inizio e l’obiettivo, se raggiunto, potrà aiutare l’Italia ad aprire una nuova fase nelle relazioni internazionali, con un ruolo da protagonista.

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