Perché la Spagna è ancora senza governo

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Sono passati 100 giorni dalle elezioni dello scorso 20 dicembre e ancora non si prospetta la possibilità di un esecutivo a breve

La Spagna non raggiungerà di certo il record del Belgio che è rimasto un anno e mezzo senza governo (540 giorni, per l’esattezza), ma ha ormai raggiunto quota 100 giorni senza un esecutivo.

Dal 20 dicembre, giorno delle elezioni dalle quali non è uscito un risultato chiaro, ad oggi sono stati fatti due tentativi, prima con il leader del Partido popular e capo del governo uscente, Mariano Rajoy, e poi con Pedro Sánchez del Partido socialista che sembrava dovesse cercare il dialogo con Podemos e poi ha virato a sorpresa verso i centristi di Albert Rivera (Ciudadanos).

Il Parlamento ha risposto con un secco e scontato no a Sánchez che al momento, però, non demorde e continua a cercare un possibile appoggio a un esecutivo di coalizione stavolta con Podemos. Oggi infatti si è tenuta la seconda riunione tra il leader socialista e Pablo Iglesias. Quest’ultimo, pur avendo espresso la volontà di provare a creare un governo insieme a Sánchez, non ha intenzione di tornare indietro sulle sue condizioni. In ogni modo, i due leader sono apparsi più aperti l’uno verso l’altro. Inoltre Iglesias ha regalato a Sánchez un libro La storia del basket spagnolo, uno sport molto amato da entrambi. Nella dedica ha scritto: “È bene iniziare da ciò che ci unisce. Un abbraccio, Pablo Iglesias”.

https://twitter.com/Pablo_Iglesias_/status/715090022932852736

Per ora non si può dedurre nulla da questo incontro durato circa due ore e per capire se c’è uno spiraglio per la collaborazione bisognerà aspettare le conferenze stampa che Sánchez e Iglesias terranno separatamente.

Ma, dopo l’accordo tra Psoe e Ciudadanos, sembra difficile che i socialisti e gli indignados arrivino a un dialogo costruttivo. Rajoy nel frattempo osserva e aspetta di vedere quali saranno i risultati di questi incontri prima di tornare a tentare una coalizione tra il suo partito e i socialisti, anche se sa bene che le sue possibilità di arrivare a guidare un governo di coalizione sono pari a zero.

Insomma, non ci sono i numeri e non c’è dialogo possibile tra le parti e il tempo stringe: un eventuale governo di coalizione, infatti, deve necessariamente formarsi entro il 2 maggio, altrimenti il re Felipe VI dovrebbe sciogliere il Congresso e indire nuove elezioni che si dovrebbero tenere il 26 giugno.

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