Perché la Chiesa (e molti politici cattolici) non vogliono il referendum

Unioni civili
Da sinistra i parlamentari Lucio Malan (Fi), Gaetano Quagliariello (Idea), Eugenia Roccella (Idea), Maurizio Gasparri (Fi), Carlo Giovanardi (Idea) durante la presentazione del comitato del 'No' alla legge sulle unioni civili approvata ieri dal governo con il voto di fiducia, nella sala stampa di Montecitorio a Roma, 12 maggio 2016. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Non può essere un caso che Monica Cirinnà abbia pubblicamente affermato che “speriamo che il referendum si faccia”

“Auspichiamo che il referendum sulle unioni civili si faccia e che i cittadini possano esprimersi il prima possibile”. Questa frase, pronunciata da Monica Cirinnà, la senatrice del Pd che più di tutti si è spessa per la legge approvata mercoledì alla Camera, trasmette il senso di quelle che sono le paure della Chiesa (e di parte della politica cattolica) riguardo l’ipotesi di una consultazione popolare subito proposta da una variegata coalizione di partiti di centrodestra.

La foto di gruppo dei vari Quagliariello, Sacconi, Malan, Gasparri, Giovanardi, Molteni che sventolano i cartelli recanti la scritta “Parola al popolo sovrano” è ritenuta più pericolosa da chi è genuinamente contrario alla legge piuttosto che da chi questa legge l’ha voluta. “Il fatto che i cittadini si possano esprimere – continua la Cirinnà – può rappresentare un buon viatico per la piena uguaglianza e per il conferimento di nuovi diritti alle coppie omosessuali”. Il riferimento, chiaro, è alla questione riguardante le cosiddette famiglie arcobaleno e l’ormai celebre stepchild adoption.

Non è un caso che al coro indistinto di politici inneggiante al referendum abrogativo non si sia unita la Cei, così come nessuno dei giornali e degli editorialisti vicini al Vaticano. Quella del referendum “non è la strada maestra”. D’altronde, benché siano passato ormai più di quarant’anni, è ancora viva la memoria di quei due referendum (nel 1974 sul divorzio e nel 1981 sull’aborto) che hanno segnato due storiche sconfitte per il mondo cattolico militante.

A chiarire quali siano i dubbi e i rischi della consultazione popolare è il ministro dell’Interno e leader di Ncd Angelino Alfano: “Lo avrei sostenuto e promosso – afferma in un’intervista al Corriere della Sera – qualora ci fossero state le adozioni. Invece, con questa legge, un’eventuale sconfitta del fronte referendario spalancherebbe la strada ai vincitori per andare ben oltre, chiedendo adozioni ed eguaglianza formale delle unioni civili con i matrimoni. Sondaggi alla mano, significa voler giocare d’azzardo con la famiglia“.

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