Perché la Brexit impoverisce la Premier League

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Chelsea players celebrate with trophy after winning the English Premier League at Stamford Bridge in London May 9, 2010. Chelsea defeated Wigan Athletic 8-0 in the last match of the season.    REUTERS/Dylan Martinez  (BRITAIN - Tags: SPORT SOCCER) NO ONLINE/INTERNET USAGE WITHOUT A LICENCE FROM THE FOOTBALL DATA CO LTD. FOR LICENCE ENQUIRIES PLEASE TELEPHONE ++44 (0) 207 864 9000
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Investimenti, diritti Tv e tesseramento di giocatori extracomunitari: la Brexit rischia di provocare un terremoto nel calcio inglese

Il popolo britannico ha votato ed ha deciso di uscire dall’Unione europea. Ma quali sono le conseguenze che questo voto avrà su quello che è considerato il campionato più bello e più ricco del mondo, la Premier League? Anche se è presto per fare ipotesi precise e molto dipenderà dall’esito dei negoziati tra il Regno Unito e l’Unione europea, i primi scenari non sono proprio rosei e rischiano di impoverire fortemente il campionato di calcio inglese.

Che il futuro della Premier fosse legato anche all’esito del referendum, lo si è capito quando a pochi giorni dal voto tutti i 20 club avevano espresso il loro favore sulla permanenza della Gran Bretagna all’interno dell’Unione Europea. Ma perché questa forte presa di posizione dei club? Il motivo è semplice: la Brexit renderà più difficile la difesa dei diritti di proprietà intellettuale, specie sotto forma di contratti di trasmissione merci. Questo significa un probabile ridimensionamento degli introiti dei diritti televisivi proprio mentre i club della Barclays Premier League s’apprestavano a guadagnare molto di più per effetto dei nuovi diritti televisivi nazionali e internazionali, in vigore dalla prossima stagione.

Il secondo motivo che fa pensare ad un’impoverimento del campionato è che 14 su 20 squadre dell’attuale Premier sono di proprietà totale o sostanziale di imprenditori esteri. Questo potrebbe portare meno investimenti da parte di società estere che, fino a ieri, hanno tratto vantaggio dalla partecipazione della Gran Bretagna al mercato di libero scambio dell’UE. Senza lo scambio libero le squadre inglesi non sarebbero più appetibili, e questo sommato alla diminuzione degli introiti dei diritti Tv abbatterebbe gli utili delle società. Quindi anche se il calo della sterlina rende più semplice acquistare in Gran Bretagna, la previsione è una fuga degli investitori stranieri dalle squadre della Premier.

Poi c’è il capitolo calciomercato. Fino ad oggi le squadre inglesi hanno usufruito della forza della Sterlina, mentre con una moneta debole è molto più complicato essere competitivi nel calciomercato e quindi anche le prestazioni sportive ne potrebbero risentire: meno investimenti nel mercato spesso significano meno vittorie. Oltretutto il rischio è un vero e proprio saccheggio dei big, infatti una moneta debole consentirebbe agli acquisitori stranieri di potersi muovere agevolmente nel Calciomercato d’Oltremanica.

C’è un ulteriore problema, i calciatori europei dovrebbero essere considerati extracomunitari. Consideriamo che il 65% dei calciatori che militano in Premier sono stranieri e gran parte di questi europei. Nel campionato inglese, non c’è un limite di calciatori extracomunitari tesserabili dai club mentre tutti i giocatori europei giovano della libera circolazione dei lavoratori nei paesi che aderiscono all’Unione Europea, cosa che non sarà più così.

Se i calciatori dell’Unione Europea fossero equiparati a quelli extracomunitari, i club di Premier League dovranno rapportarsi alle regole FIFA per il tesseramento dei giocatori in base a una percentuale di apparizioni internazionali, e su scala variabile nel ranking FIFA del paese di provenienza. Norme che oggi permetterebbero a solo 50 dei 161 giocatori stranieri che giocano in Premier League di ottenere un permesso di lavoro secondo le percentuali del ranking Fifa in base alla federazione di appartenenza.

L’implicazione più importante della Brexit sulla Premier riguarderà l’Articolo 19 della Fifa, che vieta i trasferimenti internazionali di giocatori di età inferiore ai 18 anni e che però non si applica per quei giocatori fra i 16 e i 18 anni che vengono trasferiti all’interno dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo (SEE). In altre parole, con l’uscita del Regno Unito dall’Europa, club come Manchester United e Arsenal, che in questi anni hanno fatto incetta di giovani promesse, non potranno più fare incetta di giovani talenti di altre nazioni come successo in passato. Dunque addio ai nuovi Fabregas, Januzaj o Pogba, ma anche altri giocatori che hanno fatto la storia dei club di Premier come Cristiano Ronaldo, Eric Cantona o Thierry Henry con le nuove regole non sarebbero approdati in Premier.

Sono ipotesi, per capire quali saranno le conseguenze della Brexit ci vorranno circa due anni. Questo risultato spaventa comunque tifosi e manager delle big inglesi e forse anche questo ha influito sul risultato favorevole al Remain nelle città che ospitano le squadre principali: oltre a Londra, anche Liverpool e Manchester.

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