Perché in piazza c’era anche Cuperlo, il figliol prodigo

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Scettico su un’intesa sulla legge elettorale ma resta al tavolo

Quando viene avvistato, la folla lo applaude. Strette di mano e pacche sulle spalle. “Sono contento di questa accoglienza”, ci ha detto Gianni Cuperlo, venuto a piazza del Popolo malgrado gli organi di informazione da ieri sera lo dessero alla larga dal comizio di Renzi (tranne – a dire il vero – L’Unità e Unita.tv).

Avevamo parlato con Cuperlo venerdì nel primo pomeriggio, trovandolo molto teso ma anche fiducioso. Per quanto critico, e non certo da oggi ma da sempre, nei confronti di Renzi, che ebbe il coraggio di fidare alle primarie del 2013 contro tutti i pronostici, la nostra impressione è che se alla fine dovesse votare No, non lascerebbe il Pd. Non sarebbe una cosa di poco conto.

Lascerebbe il Parlamento, questo sì (“l’ho detto e ora va fatto”, ci ha confermato in piazza): un gesto assolutamente non dovuto, secondo noi frutto di una coerenza troppo forzata, ma Cuperlo è fatto così, conserva un tratto di rigidità mitteleuropea mescolato a una intransigenza da vecchio comunista.

Il tutto è emerso nel modo più limpido nella bella intervista-conversazione del direttore dell’Unità Sergio Staino di pochi giorni fa.

Insomma, Cuperlo è scettico sulla possibilità che nel Pd si arrivi ad un’intesa sulla legge elettorale – malgrado oggi Renzi abbia detto: “Non è che abbiamo aperto, abbiamo spalancato” – che è poi la condizione per portare lui e  il resto della minoranza a votare Sì il 4 dicembre. Ma fino all’ultimo Cuperlo tratterà, e dunque non avrebbe avuto senso non venire a piazza del Popolo, sarebbe stato uno schiaffo mentre stai al tavolo della discussione.

Un atteggiamento “da comunista? Un po’ sì. Nel senso che è un modo di comportarsi che per prima cosa tiene all’unità del partito. Anche nel fuoco della polemica più tosta. Probabilmente non sapeva bene quanto il “popolo del Pd” veda in lui il personaggio che può dare voce al pezzo più di sinistra dentro questo Pd, forse l’unico, ormai, data la crescente tensione fra renziani e Bersani.

“Se tutta questa storia della riforma fosse stata da Renzi prospettata in un altro modo – ci ha detto – probabilmente non avrebbe avuto tutta l’opposizione che sta suscitando”: e ci è parso che gli dispiaccia sinceramente che sia andata come è andata.

Gianni Cuperlo non lascia dunque la trattativa e pensiamo che non lascerà se alla fine votasse No. Un fatto importante che a piazza del Popolo ci fosse, il figliol prodigo, lui è fatto così.

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