Per comprendere il Giubileo di Francesco

Giubileo
A view of the colorful sky as the sun sets behind Saint Peter's Basilica in Rome, late yesterday 30 November 2015. The Jubilee dedicated to mercy was announced by Pope Francis on 13 March 2015. It will be open from 08 December 2015 to 20 November 2016. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Quello che c’è da sapere sull’apertura della porta santa

10, 100, 1000 porte sante: papa Francesco ha dilatato l’anno santo al mondo intero; non ci saranno infatti solo le classiche quattro porte sante delle basiliche maggiori della capitale (San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo, Santa Maria Maggiore), attraverso le quali potranno passare i pellegrini e i fedeli in cerca di perdono e riconciliazione, ma ogni diocesi sparsa in ogni nazione e continente, potrà decidere di aprire una porta santa in una chiesa locale. E ancora il singolo vescovo potrà fare lo stesso per quei santuari mete di pellegrinaggio e centro di spiritualità in cui si manifesta la fede popolare.

Quello indetto da papa Francesco è il primo Giubileo globale, e l’evento è destinato a rovesciare il senso di una celebrazione iniziata nel 1300 con papa Bonifacio VIII – e la cui origine risale alla tradizione ebraica – nel quale Roma, capitale della cristianità, è da sempre il luogo verso il quale affluiscono i pellegrini.

Un aspetto, questo, che naturalmente sarà ben presente, la città vivrà molti momenti intensi di partecipazione, tuttavia il dato inedito è la possibilità per ogni vescovo di celebrare il Giubileo a livello locale, di stabilire in quali modi e forme farlo, di indicare le categorie sociali alle quali dedicar particolari iniziative valorizzando così il rapporto, il legame, con le comunità e le realtà locali. Non a caso in questa nuova prospettiva la prima porta santa è stata aperta dal pontefice nella cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centrafricana.

Il Giubileo e la riforma della Chiesa
Nella Chiesa, insomma, il decentramento voluto e auspicato da papa Francesco sulla scorta del Concilio Vaticano II, non ha solo un rilievo istituzionale ma ridisegna il ruolo e l’autorità del vescovo sul modello dei primi secoli di storia del cristianesimo; gli restituisce autonomia e ruolo, così la Chiesa non è più costruita intorno alla monarchia, alla corte-curia, romana, ma ritrova un rapporto diretto fra pastore e fedeli, e fra questi e il vescovo di Roma. Per lo stesso motivo anche il sinodo, l’assemblea di vescovi provenienti da ogni parte del mondo, è diventato così importante (e così combattuto, aspro, carico di passioni e di tensioni come quello recentissimo sulla famiglia): ora ha un ruolo nelle scelte compiute dalla Chiesa e non ha più solo (al di là della forma) un carattere consultivo, l’ultima parola spetta sempre al papa il quale diventa però essenzialmente garante dell’unità quando emergano sensibilità differenti. E allora il Giubileo decentrato che prende il via l’otto dicembre – a 50 anni esatti dalla fine del Concilio Vaticano II e nel giorno dell’Immacolata concezione – è un pezzo fondamentale della riforma della Chiesa, oltre i problemi della Curia, gli scandali, le novità introdotte sul piano della trasparenza finanziaria, la riorganizzazione dei dicasteri.

La misericordia fra politica e fede
“L’innovazione più forte, l’unicità di questo Giubileo straordinario – ha inoltre spiegato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, nei giorni scorsi – è rappresentata dalla sua stessa natura. Un Giubileo tematico, nella storia degli anni santi, non s’era mai avuto; neppure tra quelli, e l’elenco è lungo, catalogati come ‘straordinari’”.

E a questa categoria appartiene appunto quello indetto da papa Francesco perché collocato al di fuori dalla sequenza dei giubilei celebrati ogni 25 anni. Il tema cui si riferiva il cardinale è appunto quello della misericordia. Che cosa significa in termini contemporanei? Lo spiega ancora Parolin: “Gli squilibri planetari che dividono il mondo tre le aree di povertà e benessere, hanno certo bisogno di interventi della politica e dei correttivi dell’economia, ma è difficile che i conti possano tornare se nella mischia non entra quel sentimento di compassione per i più deboli che è uno dei tanti nomi della misericordia”.

Su un piano più teologico, Francesco, nella bolla d’indizione dell’anno santo “Misericordiae vultus”, ha spiegato il nesso fra misericordia e giustizia: “Se Dio si fermasse alla giustizia cesserebbe di essere Dio, sarebbe come tutti gli uomini che invocano il rispetto della legge. La giustizia da sola non basta, e l’esperienza insegna che appellarsi solo ad essa rischia di distruggerla”. “Per questo Dio – aggiungeva – va oltre la giustizia con la misericordia e il perdono. Ciò non significa svalutare la giustizia o renderla superflua, al contrario. Chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono. Dio non rifiuta la giustizia. Egli la ingloba e supera in un evento superiore dove si sperimenta l’amore che è a fondamento di una vera giustizia”. Per questo la Chiesa promossa dal papa non può essere più quella dei dogmi e delle punizioni, delle condanne e delle esclusioni, ma diventa la Chiesa dell’accoglienza, mentre la giustizia viene declinata maggiormente nel suo significato sociale (anche in questo caso però non separata dall’amore).

Un calendario aperto
Lo stesso calendario del Giubileo capitolino, oltre una serie di eventi “clou” (fra i quali l’apertura della porta santa di San Pietro l’8 dicembre, il 13 quella di San Giovanni in Laterano e di tutte le cattedrali del mondo, il Giubileo dei sacerdoti il primo giugno, quello degli ammalati il 12 dello stesso mese, il Giubileo-Giornata mondiale della gioventù il 26 luglio, il Giubileo mariano il 6 ottobre, quello dei carcerati il 6 novembre, solo per citarne alcune) è ancora in fieri ed è destinato a rimanere tale.Sarà il vescovo di Roma, al di là di una logica puramente programmatica, a compiere dei “gesti” che parleranno di misericordia. Per capire il senso generale di quello che accadrà si pensi che il prossimo 18 dicembre, Bergoglio aprirà simbolicamente la porta santa dell’ostello Caritas di via Marsala, “Don Luigi Di Liegro” a Roma.

D’altro canto è stato proprio papa Francesco a scrivere nella bolla d’indizione dell’anno santo: “Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell’indifferenza dei popoli ricchi. In questo Giubileo ancora di più la Chiesa sarà chiamata a curare queste ferite, a lenirle con l’olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta”. Anche il tema della corruzione è stato posto da Bergoglio fra quelli che in qualche modo incontrano il Giubileo: “Questa piaga putrefatta della società – ha scritto nella Bolla – è un grave peccato che grida verso il cielo, perché mina fin dalle fondamenta la vita personale e sociale”. “La corruzione – ha affermato ancora – impedisce di guardare al futuro con speranza, perché con la sua prepotenza e avidità distrugge i progetti dei deboli e schiaccia i più poveri. È un male che si annida nei gesti quotidiani per estendersi poi negli scandali pubblici. La corruzione è un accanimento nel peccato, che intende sostituire Dio con l’illusione del denaro come forma di potenza”.

L’anno santo per fermare la guerra
Da ultimo, ma non certo per importanza, va sottolineato come l’anno santo cada in un frangente particolarmente drammatico sul piano delle tensioni internazionali. E’ stato Francesco a coniare la definizione di “guerra mondiale a pezzi” per la situazione attuale, quel che sta accadendo è la diffusione di un terrorismo globale che colpisce ormai ovunque, dall’Africa, all’Europa agli Stati Uniti. Tuttavia è fra Iraq e Siria che il conflitto, nelle sue forme tradizionali, si allarga drammaticamente e la crisi rischia di diventare generale. E’ in questo mondo “a pezzi” che il cardinale Parolin ha aperto il Giubileo anche ai fedeli dell’Islam e ancora nei giorni scorsi ha ripetuto: “Questo Giubileo rappresenta un grande richiamo per tutte le religioni che professano la misericordia di Dio, e in particolare con l’islam, per il quale uno degli appellativi è proprio quello di ‘Dio misericordioso’”.

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