Pentagono: “Siamo in guerra contro l’Isis”. Putin: “Spero di non dover usare armi nucleari”

Terrorismo
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Gli Usa pronti all’invio di elicotteri in Iraq per aiutare le forze locali a riprendere il controllo di Ramadi

“Non abbiamo contenuto l’Isis. Siamo in guerra”. L’annuncio, amaro e preoccupato, arriva dal capo del Pentagono Ash Carter che dichiara di aver già contattato personalmente 40 Paesi per chiedere un maggiore contributo nella lotta allo Stato islamico. Gli Stati Uniti sono quindi pronti a dispiegare le proprie forze in Iraq in aiuto all’esercito locale per riprendere il controllo di Ramadi, ma con elicotteri e consiglieri militari e non via terra, almeno non con una presenza significativa, perché questo “americanizzerebbe” il conflitto e sarebbe una pessima idea.

Gli Usa quindi dichiarano guerra all’Isis che oggi ha un nuovo volto-simbolo nel califfo al Baghdadi il quale sarebbe riuscito a raggiungere la Libia, dopo essere stato curato in Turchia dalle ferite riportate nell’attacco iracheno al suo convoglio ad Anbar. Il suo arrivo a Sirte, roccaforte Isis, per sfuggire alla caccia all’uomo, è stato confermato da fonti libiche all’agenzia di stampa iraniana Fars e dal ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov che dichiara di avere informazioni su possibili cellule nelle milizie locali a Sirte, cosa che “suscita preoccupazione”.

Nel frattempo la Russia ha aumentato i raid sugli obiettivi Isis in Siria per la prima volta da un sottomarino nel Mediterraneo. Si tratta del Rostov-on-Don che, secondo quanto fa sapere Mosca, con i suoi lanci ha distrutto “due importanti postazioni dell’Isis nella provincia di Raqqa”. Mentre Putin evoca lo spettro della guerra atomica: “Spero di non dover mai usare le armi nucleari”. Già ieri, mentre la Russia sparava dei razzi “Kalibr” contro due postazioni dello Stato islamico a Raqqa, il presidente russo ricordava che questi missili “possono essere armati sia con testate convenzionali sia con testate speciali, cioè nucleari”. Dichiarazioni, quelle di Putin, che preoccupano, anche se il presidente ha subito aggiunto che questo non sarebbe “utile nella lotta ai terroristi”. Il capo del Pentagono ha comunque ricordato al Cremlino di “concentrarsi sulla parte giusta di questa guerra”, colpendo le postazioni dell’Isis e non quelle degli oppositori di Assad.

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