Il governo ora apre il dialogo con i sindacati

Pensioni
camusso poletti

Con il vertice del 24 maggio, l’esecutivo assegna ai sindacati un nuovo ruolo di partecipazione attiva

Il Governo apre al confronto con le parti sociali. La convocazione di un vertice con i sindacati sul sistema previdenziale (il 24 maggio) annunciata ieri dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è un fatto politico di non poca rilevanza. In primo luogo rappresenta un segnale di apertura da parte dell’esecutivo, un gesto distensivo che arriva in una fase in cui i rapporti con le rappresentanze sociali non sembrano attraversare momenti di serenità. Vedi (ultima in ordine temporale) la reazione di qualche giorno fa dei segretari confederali di Cgil e Uil che abbandonano l’assemblea di Rete Imprese nel momento in cui il sottosegretario Tommaso Nannicini criticava i “vecchi riti” della concertazione.

L’incontro della prossima settimana assegna alle parti sociali un ruolo di partecipazione attiva, in controtendenza con quanto visto finora (l’ultimo vertice a Palazzo Chigi con i sindacati risale a ottobre 2014), anche se le decisioni definitive verranno messe nero su bianco soltanto con la nuova legge di stabilità, quindi verso la parte finale dell’anno.

E’ probabile che Poletti punti a una riforma condivisa dalle parti sociali anche perché una volta approvata, difficilmente potrà essere oggetto di proteste da parte degli stessi sindacati. E l’esecutivo, in vista delle difficili sfide sul lavoro che lo attendono nei prossimi mesi (come la riforma delle relazioni industriali), eviterebbe volentieri altre tensioni.

Nell’incontro del 24, al di là del metodo scelto, si parlerà solo di ipotesi di lavoro e forse si leverà subito qualche critica: ma quello che conta, per ora, è che la porta del dialogo sia stata aperta. Si partirà tuttavia da un presupposto: con la coperta delle risorse troppo corta non si potrà prescindere da quell’idea di prestito pensionistico con il coinvolgimento di banche e assicurazioni, ipotesi peraltro già messa in discussione dalla Cgil. I costi devono essere minimi, ha ribadito a gran voce il ministro Padoan, anche perché, se la crescita non si rafforzerà, gli spazi di manovra per il 2017 non saranno larghissimi: c’è già l’aumento dell’Iva da disinnescare oltre ai nuovi interventi del percorso triennale di riduzione fiscale stabilito dal premier (Ires, Irap e Irpef).

Le reazioni dei sindacati
Nonostante qualche commento di apertura dei segretari confederali come Annamaria Furlan della Cisl che spera in un avvio di “un confronto serio, costruttivo e di merito”,  i sindacati dei pensionati per il momento restano fermi sulle loro posizioni e confermano la manifestazione unitaria (il 19 maggio) prevista a Roma in Piazza del Popolo.

Le ipotesi sul tavolo
L’ipotesi principale di uscita anticipata su cui si ragionerà è stata lanciata qualche giorno fa dallo stesso presidente del Consiglio. Si tratta del prestito pensionistico, ribattezzato “Ape” (anticipo pensionistico). In pratica un assegno anticipato (fino a tre anni) sotto forma di prestito che verrebbe poi restituito a rate dal momento in cui scatta la pensione piena. In questo caso, per chi decide di andare a riposo prima, dovrebbero scattare delle penalizzazioni.

Dall’altra parte del tavolo ci sarà invece la proposta (più dispendiosa) elaborata dai sindacali confederali, i quali escludono le penalizzazioni e vorrebbero un pensionamento flessibile a partire dai 62 anni di età.

Si ragionerà inoltre sulla proposta parlamentare, che si colloca nel mezzo tra le due, presentata da Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta. Un progetto parlamentare che propone una penalizzazione, ma senza prestito. Intanto, nei giorni scorsi, Poletti ha parlato di un intervento strutturale per il prossimo triennio ma ha anche detto che si terrà conto delle diverse situazioni.

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