Pensione più ricca per 4 milioni e mezzo di cittadini

Pensioni
MILANO 24 Giu 2011 - SEDE INPS, IN VIA PIETRO MARTIRE D'ANGHIERA FERRARO  p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate - MILANO 2011-06-24 SEDE INPS, IN VIA PIETRO MARTIRE D'ANGHIERA SEDE INPS ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE,SISTEMA PENSIONISTICO ITALIANO,UFFICI PUBBLICI,PENSIONI - fotografo: Enrico Brandi / Fotogramma / Fotogramma

Domani il rimborso del taglio effettuato da Monti. Benefici medi tra 500 e mille euro, gli arretrati recuperati dopo 3 anni di stop

Pensione più ricca ad agosto per quasi 4 milioni e mezzo di pensionati. Come stabilito dall’Inps, entro domani è infatti in arrivo il rimborso delle pensioni il cui blocco era stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale. Al normale assegno mensile, saranno quindi aggiunti gli arretrati maturati tra il 2012 e i primi sette mesi del 2015, per effetto della rivalutazione introdotta dal governo con il decreto del 21 maggio scorso. I destinatari saranno i percettori di pensioni tra 3 e 6 volte il minimo Inps, comprese cioè tra i 1.405 euro lordi e i 2.810 euro al mese. Le somme oscilleranno tra i 300 e i 1.000 euro circa, con il beneficio massimo di 955 euro per gli assegni da 1.800 euro al mese. Per le pensioni da 1.500 euro mensili l’una tantum scenderà a 796 euro, mentre la media per chi prende da 1.900 e 2.200 euro al mese sarà di circa 500 euro. Come stabilito dal governo – che ha voluto limitare al massimo l’impatto della sentenza della Consulta sui conti pubblici – il rimborso è parziale rispetto a quella che sarebbe stata la restituzione totale della mancata rivalutazione.

La quota

Secondo i calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio la restituzione è pari a circa il 12%, mentre secondo quelli della Uil le somme oscillano tra il 10 e il 30% di quanto sarebbe arrivato nelle tasche dei pensionati se il blocco deciso dal governo Monti non fosse mai esistito. L’appuntamento clou (almeno per chi ha l’accredito diretto sul conto corrente) sarà quindi domani, primo giorno di agosto in cui sono aperte le banche. Negli uffici postali la restituzione è invece già partita. Il recupero delle somme congelate è esteso agli eredi dei pensionati interessati, che devono presentare una domanda apposita. Secondo l’Inps, i rimborsi spettano infatti anche alle pensioni «che al momento della lavorazione risulteranno eliminate. Il pagamento delle spettanze agli aventi titolo sarà effettuato a domanda nei limiti della prescrizione». L’assegno sarà peraltro più consistente anche per il rimborso delle tasse. Rimborsi e conguagli relativi al 730 saranno ripagati questo mese sia per le dichiarazioni presentate entro il 30 giugno che per quelle arrivate entro la seconda scadenza del 20 luglio, grazie all’apposita procedura d’urgenza avviata dall’Inps. A settembre saranno invece computati tutti i conguagli a debito o a credito inviati da Agenzia delle Entrate e Caf dopo il 20 luglio.

Le cause

Non manca chi promette battaglia su una restituzione ritenuta inadeguata. L’Ugl si mobilita in 50 piazze per assistere chi vuole fare ricorso, in particolare quelli esclusi dal rimborso (le pensioni oltre 6 volte il minimo). Il Codacons ha già dato mandato per una class action contro la decisione del governo. Alcuni infatti si aspettavano un rimborso integrale (che tuttavia la sentenza non chiedeva), che però avrebbe pesato sulle casse dello Stato fino a 18 miliardi di euro. «Se vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico – dice infatti la sentenza – si può ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività». Ragionevolezza e gradualità: questi i cardini dell’intervento dei giudici. Di qui la scelta del governo di applicare le indicazioni dell’Alta corte rispettando il principio della gradualità (come previsto dalle disposizioni della Costituzione), punto su cui i giudici avevano deliberato, ma escludendo il rimborso integrale. All’indomani dell’emanazione del decreto, tuttavia, è subito scattato un contenzioso diffuso in tutto il Paese. Già a fine maggio, circa una settimana dopo l’emanazione del decreto, un giudice del lavoro ha dato ragione a un pensionato che chiedeva il riomborso integrale del taglio effettuato da Monti. Dopo di lui molti altri hanno fatto ricorso alla giustizia, aprendo la strada a un contenzioso capillare.

Le polemiche

La vicenda ha creato anche un clima di tensione tra organi dello Stato. A scendere in campo è stato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ha criticato il fatto di aver emesso una sentenza senza chiedere prima i dati al Tesoro sui possibili effetti per il bilancio pubblico. E non è stata l’unica polemica tra gli alti ranghi dello Stato. Lo stesso Mario Monti, al cui governo si deve il taglio messo sotto accusa, ha esternato sulla decisione della Consulta. «Rispetto la sentenza della Corte, come sempre, ma sono perplesso. Se non avessimo preso le misure necessarie, sarebbe intervenuto il default oppure sarebbe arrivata la Troika», ha dichiarato l’ex premier alla Stampa. Il caso pensioni è stato il primo in Italia in cui la Consulta ha deliberato rendendo più difficile il rispetto dei vincoli europei, anch’essi garantiti da una norma costituzionale. In altri Paesi, come il Portogallo, è accaduto più volte.

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