Pd primo ma M5S ha assorbito l’effetto-Roma. Tutto fermo in vista del referendum

Tom tom
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Il partito di Renzi sconta la litigiosità interna e un certo appannamento dell’immgaine del governo

In una situazione politica abbastanza incerta (legata all’esito del referendum del 4 dicembre, ormai “vissuto” come spartiacque della fase) e contemporaneamente stagnante per quanto riguarda gli orientamenti elettorali, si rafforza la tendenza che avevamo già visto nei mesi scorsi, e cioè la famosa tripolarizzazione del sistema politico.

Il Pd, secondo tutti i sondaggi, è tuttora al primo posto, malgrado le liti interne e un appannamento dell’immagine del governo e dello stesso Renzi rilevato da diversi sondaggisti. Non c’è dubbio infatti che le continue polemiche interne (non importa qui chi abbia ragione e chi torto) nuocciano molto all’immagine di un partito che i suoi elettori vorrebbero coeso e soprattutto impegnato a spendere il proprio tempo sui problemi concreti. Viceversa, c’è una grande incertezza sulla possibilità stessa che il Pd resti unito, anche se per il momento la parola “scissione” è stata bandita dalla minoranza interna (qui la bella intervista del direttore dell’Unità Staino a Pier Luigi Bersani).

Ma gli italiani poi non mostrano lo stesso apprezzamento per il governo che nutrivano alcuni mesi fa. La crisi economica è tutt’altro che in via di superamento, e i segnali positivi che l’esecutivo si sforza di dare sembrano “coperti” da un’insoddisfazione di fondo, da una percezione diffusa sulla crescente incertezza delle persone, soprattutto dei giovani.

Proprio di questo malessere largo si giova il Movimento di Grillo. Il M5S segue il Pd a poca distanza: dopo un calo evidente nelle settimane passate, dovute alla caduta d’immagine per le incertezze di Virginia Raggi, si assiste ora ad una relativa ripresa: “Qualche difficoltà ce l’ha ancora – ci spiega Lorenzo Pregliasco, di YouTrend – ma l’effetto negativo di Roma sembra essere assorbito”.

Negli ultimi giorni il Movimento è apparso più silenzioso, forse anche per effetto del recente diktat di Grillo, e si può avere il sospetto che preferisca approfittare delle difficoltà altrui senza alzare troppo la voce: tanto il dividendo politico si acquisisce lo stesso e forse anche in modo più efficace. E poco importa se ciò implica una (momentanea) eclissi di Di Maio e Di Battista. Vedremo se questa ipotesi si rivelerà esatta o meno.

Infine la destra, in affanno e sempre divisa fra una Forza Italia cui Stefano Parisi non pare avere restituito smalto, con un Berlusconi sempre silenzioso, e la Lega di Salvini sempre bloccata sotto il 15%. Uniti, Fi-Lega-FdI sono quasi al 30%: ma questa unità, allo stato dei fatti, è solo sulla carta.

Agli altri vanno le briciole o poco più. I migliori dei “piccoli” sono Sinistra Italiana e Ncd, (secondo la tabella Swg che vedete qui sotto), entrambe sotto il 4%. Sarebbe interessante capire perché SI non benefici affatto del malessere della parte più di sinistra dell’elettorato Pd: ma quello della inadeguatezza dei partiti a sinistra del Pd è un discorso lungo e antico.

 

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Ed ecco la supermedia elaborata da Youtrend sui principali partiti che conferma le tendenze già esaminate.

 

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Più in generale secondo un interessantissimo report di Swg qualcosa si muove sotto la pelle del Paese. Si starebbe passando dalla fase più acuta della “rabbia” ad un’altra, chiamiamola dell’ “attesa”: una parola che reca in sé qualcosa di positivo, almeno potenzialmente. Ma l’attesa può essere delusa, con conseguenze disastrose soprattutto per chi governa. E’ quello che capiremo meglio, inevitabilmente, il 4 dicembre.

 

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