Pd pivot del socialismo europeo

Europa
epa04673430 Supporters the Georgia's opposition party 'National Movement' cast shadows on a giant EU flag during a protest rally in Tbilisi, Georgia, 21 March 2015. The Georgian opposition party 'National Movement', of which the former Georgian president Mikheil Saakashvili is the leader, demands resignation of Georgia's government.  EPA/ZURAB KURTSIKIDZE

C’è la necessità di tratteggiare una nuova visione Europea. Solo l’Italia può svolgere il ruolo di aggregatore di tutte quelle forze e quelle idee che delineano oggi una Europa diversa.

Questa Europa “procedurale” ha mostrato da tempo tutti i propri limiti e le carenze che la contraddistinguono, schiava di una visione burocratica di Unione, fatta di processi, accordi, vincoli, parametri e dimentica di una visione di comunità che vuol dire prospettiva, aspirazioni, valori e certo anche interessi che si fondono e si intersecano.

Anche nella recente “emergenza dell’immigrazione”, locuzione abusata e resa molto asettica rispetto al destino umano di migliaia di persone che scappano da morte certa e cercano di ritrovare in questa Europa un porto sicuro di dignità e salvezza, il Vecchio continente ha mostrato e sta mostrando contraddizioni, limiti, ritardi. Ci siamo resi conto in maniera plastica della incapacità di lettura sia di quello che succede attorno sia di quel che si muove dentro il suo corpo multinazionale, vario e, a tratti, pachidermico. I leader europei (quasi tutti, a parte le felici eccezioni di Malta e sì dell’Italia) si sono accorti tardi di cosa stava succedendo, incapaci di fornire una risposta unica, costretti ad arrivare sul punto limite prima del precipizio per affermare un principio di buon senso: un problema comune deve meritare una risposta solidale e collettiva, nessuno escluso.

La necessità, dunque, di tratteggiare una nuova visione Europea, di renderla reale attraverso nuovi indirizzi politici e nuove policies è urgente e penso che, ad oggi, nonostante le sue contraddizioni, la precarietà che ancora lo contraddistingue e il gap di credibilità che sta provando a colmare, solo lItalia possa svolgere il ruolo di aggregatore di tutte quelle forze e quelle idee che delineano oggi una Europa diversa.

Una critica ci sta, siamo stati finora (e già lora è tarda) troppo timidi, impauriti dalla possibile frizione che proporre una nuova visione europea può portare. Bloccati forse dal bailamme interno e dalla paura di non avere credibilità all’estero, siamo stati lenti e a volte maldestri ed è ora che il governo italiano colga questa sfida storica.

Inoltre, solo il partito democratico può e deve svolgere un ruolo da protagonista la costruzione di un nuovo paradigma europeo, non solo perché siamo la forza più rilevante nel PSE (che si è coperto di imbarazzo nella gestione della crisi greca), ma perché siamo quelli che ne hanno il maggiore interesse politico. Il PS di Hollande, oltre ad aver dato prova della propria ottusità a Ventimiglia, non ha la volontà né l’interesse a giocare questo ruolo, il bilaterale per eccellenza rimane in fondo sempre Germania-Francia, che si spartiscono senza competere leadership nord e sud europea e quella socialista e popolare.

E allora tocca a noi, tocca a noi prendere coraggio e diventare un punto di riferimento per Spagna e Portogallo, portarci dietro la Francia ma come gregaria, fare sponda con la Grecia e con parte delle questioni poste anche da Syriza oltre che dal Pasok e cercare di essere il pivot di una visione di europea che non porti solo la voce del sud a contare di più ma che riporti una idea di solidarietà, comunità, sistema di regole e integrazione politica che sia il opposta a questa Europa “procedurale”.

Dobbiamo avere il coraggio di farlo perché la sfida è storica e qui si decide se saremo Stati Uniti d’Europa (sul modello confederale elvetico) o una Europa degli Stati.
Non possiamo più aspettare.

 

Mattia Peradotto – Tesoriere FutureDem

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