Pd: “Non c’è contraddizione fra modello Expo e modello arancione”

Milano
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I vertici del Pd milanese assicurano: “Le primarie si faranno. Lavoriamo per un centrosinistra unito, nessuna alleanza con Ncd”. Ma da Sel arrivano messaggi contrastanti

Primarie sì o primarie no? Modello Expo o modello arancione? Centrosinistra allargato o partito della nazione? Da ciò che avverrà nei prossimi mesi a Milano dipenderà molto del futuro politico del Paese. Al momento la marcia di avvicinamento alle elezioni amministrative del prossimo anno è ancora un rebus. Alcuni punti fermi, però, ci sono. E li spiegano ad Unità.tv il segretario del Pd metropolitano Pietro Bussolati e quello regionale Alessandro Alfieri.

Primo punto fermo: “Le primarie – assicurano i due – si faranno di sicuro”. Nessun candidato sarà calato dall’alto, come paventato nei giorni scorsi. Anche Beppe Sala, il pluridecorato commissario di Expo, se deciderà di mettersi in gioco, lo farà attraverso la consultazione popolare. Secondo punto fermo: “Il Pd a Milano – continua Bussolati – è orientato a portare avanti quanto nato nel 2010, non esiste alcuna contraddizione tra modello Expo e modello arancione. Vogliamo partire da quanto di buono si è fatto in questi cinque anni e quindi dalla coalizione di centrosinistra”.

Terzo punto fermo: “Non ci sarà nessuna alleanza con Ncd“, garantisce Alfieri. Ncd a Milano ha un nome e un cognome: Roberto Formigoni. Per il Pd, che ha combattuto questo nome e tutto quello che ha significato per la Lombardia negli anni in cui è stato al potere, è impensabile pensare ad un’apertura a destra.

Sembra tutto abbastanza chiaro, dunque: primarie del centrosinistra, continuità con l’esperienza Pisapia e il modello di governo che così bene ha fatto a Milano in questi cinque anni, nessuno ‘sconfinamento’ a destra o velleità di sperimentare una sorta di partito della nazione su scala locale. Tutto chiaro? Non proprio. In questo contesto l’atteggiamento di Sel è assolutamente ambiguo. Il partito di Nichi Vendola punta il dito contro un obiettivo preciso: la candidatura di Sala.

L’accusa è quella della deriva manageriale che snaturerebbe la base stessa del modello Pisapia. E poi il continuo riferimento all’apertura nei confronti di Formigoni. “Sembra che Sel cerchi alibi per rompere”, afferma Alfieri. “Vogliono far saltare la coalizione in nome di una strategia nazionale, legittima, ma che non comprendiamo. Il nostro comportamento è stato sempre lineare, vogliamo continuare a lavorare insieme al civismo milanese per dare seguito a quanto di buono fatto in questi anni. Quelle addotte da Sel sono solo scuse”. A questo punto, se Sel (magari insieme a ‘Possibile” di Pippo Civati e in nome della neonata Sinistra italiana) deciderà di rompere il fronte arancione dovrà assumersene le responsabilità.

Le possibilità che l’annunciata rottura si possa ricucire ci sono ancora. Almeno è quello che spera il Pd e che, numeri alla mano, converrebbe ad entrambe le anime della sinistra italiana. Molto dipenderà anche da chi saranno i candidati alle primarie. Il nome di Sala sembra ormai scontato, dopo che mister Expo ha ribadito la sua disponibilità a correre, anche con le primarie. L’altro nome forte (attorno al quale potrebbe rinsaldarsi l’alleanza a sinistra) è quello di Pierfrancesco Majorino, attuale assessore alle Politiche sociali e alla Cultura della Salute. Perde quota invece il nome di Emanuele Fiano che sembra sempre più orientato a farsi da parte. Le candidature si potranno formalizzare tra il 7 dicembre e il 7 gennaio. Prima di allora il centrosinistra milanese proverà a ritrovare la propria unità.

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