Pd contro il “cerchio magico” di Crocetta. E la sfiducia non è esclusa

Sicilia
Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, durante un'intervista nella sua casa di Tusa (Messina), 19 Luglio 2015. ANSA

I dem alla ricerca della soluzione più efficace per uscire dall’impasse nell’isola

La posizione di Rosario Crocetta rimane in bilico. Il governatore siciliano è rientrato oggi a palazzo d’Orleans, abbandonando il suo ritiro di Castel di Tusa, e ha già fatto sapere che domani il suo avvocato terrà una conferenza stampa per annunciare azioni legali contro l’Espresso. Sul piano politico, però, ormai si è già ben oltre la presenza o meno di quella intercettazione. Ad alzare l’asticella è stato l’intervento di Manfredi Borsellino alla commemorazione del padre e le reazioni che ne sono seguite.

Domani Crocetta interverrà in aula di fronte ai deputati dell’Assemblea regionale. Se lui non si dimetterà (e non sembra intenzionato a farlo), il prosieguo della legislatura resterà in mano ai 90 inquilini di Sala d’Ercole e, in particolare, di quelli della maggioranza. Ma chi prova a fare i conti sui numeri necessari a votare la sfiducia al governatore, rimane molto scettico sulla riuscita di un’operazione del genere: anche dentro il Pd, non tutti sarebbero pronti a sostenere la fine anticipata della legislatura, con le relative conseguenze dopo il passaggio elettorale (taglio delle poltrone dell’Ars da 90 a 70, rischio di una vittoria del M5S).

È anche per questo che al Nazareno invocano prudenza. Pesano certamente le parole affidate stamattina da Debora Serracchiani a Repubblica (“dopo le parole di Manfredi Borsellino la situazione in Sicilia è insostenibile”) e pesa anche il pressing proveniente da diversi ambienti dem, dalla minoranza bersaniana che oggi era riunita a Palermo per un incontro di Area riformista, fino all’ex candidato a sindaco di Palermo Fabrizio Ferrandelli, che ha presentato le proprie dimissioni dall’Assemblea regionale, invitando i colleghi (dem e grillini) a fare altrettanto. Ma il lavoro diplomatico in corso sull’asse Roma-Palermo per trovare una soluzione non ha ancora trovato uno sbocco positivo.

A descrivere bene la posizione del Pd è il segretario regionale, Fausto Raciti: “Il problema – spiega all’Agi – non sono più le intercettazioni false su cui ci siamo già espressi, ma il fatto che riemerga un passato su nomine dei manager e sulle modalità di gestione del potere. Così riaffermiamo che restiamo alternativi al ‘cerchio magico’ del presidente che tanti danni ha fatto e continua a fare: o noi o loro. E con gli alleati parte un ragionamento anche per andare oltre questo governo”.

Il problema, insomma, per i dem non è tanto – o almeno non solo – Crocetta. Quanto piuttosto quei politici, burocrati e dirigenti che attorno a lui hanno costituito un sistema, che aveva promesso la rivoluzione ed è finito invece con l’impantanarsi in “un quadro inquietante di relazione complicate e pericolose”, come spiega Matteo Orfini. Un gruppo che trova qualche prolungamento anche dentro lo stesso Pd e che vede nel movimento del Megafono la sua espressione politica.

La Sicilia dunque potrà anche andare alle urne prima della scadenza naturale della legislatura (in autunno o la prossima primavera), tanto che lo stesso Orfini chiarisce che “il segretario regionale del partito non esclude alcuno scenario, compresa la sfiducia, concordando la propria azione con Roma”. Il percorso però è ancora tutto da definire, per evitare di portare nel frattempo altro fieno nella cascina dei Cinquestelle.

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