Pd, a settembre il masterplan per il Meridione

Dal giornale
Il presidente del consiglio Matteo Renzi in diretta streaming seguito dai giornalisti durante la direzione del Pd, Roma, 07 agosto 2015. ANSA/ ANGELO CARCONI

Una task force a Palazzo Chigi e un pacchetto di proposte dopo l’estate. Renzi in Direzione: «Serve la politica, non solo i soldi»

Nessuna bomba, nel senso di notizia choc, sul Mezzogiorno. Ma un impegno da qui a settembre a presentare un pacchetto di proposte concrete per il Sud e una task force a Palazzo Chigi, coordinata molto probabilmente dal sottosegretario De Vincenti, che avrà il compito di controllare tempi e modi di realizzazione di ogni singolo intervento. E alla fine, al terzo piano del Nazareno, alle tre del pomeriggio di un 7 agosto bollente, il Pd si ritrova per discutere della questione meridionale, direzione convocata ad hoc dal segretario Matteo Renzi, tra parecchie perplessità e qualche sospetto – il governatore della Campania Vincenzo De Luca confessa di aver pensato fosse un modo escogitato dal premier per farli fuori tutti in un solo colpo – e parla di politica.

Di politica, non di polemiche. E anche questa è una notizia. Ma è il maggiore azionista di governo e dunque, spetta ai democrat prendere di petto il problema dei problemi del Paese: il gap tra queste due parti d’Italia che dopo la crisi è diventato ancora più drammatico. Il segretario fa una premessa e considerato il dibattito di questi ultimi giorni non sembra affatto peregrina: «Se qualcuno pensa di risolvere» il problema del Mezzogiorno «marcando le differenze tra sé e il resto del partito commette l’errore storico più clamoroso che può fare, esattamente gli stessi errori che sono stati alla base del fallimento fino ad oggi».

Altrimenti detto: «Se qualcuno pensa di poter utilizzare il Pd come il momento in cui si strumentalizza la discussione sul Mezzogiorno a fini interni, commette un errore clamoroso». Anche perché stavolta se c’è un responsabile al Sud, dice Renzi, è il Pd, che lì governa e a Palazzo Chigi ha come inquilino il segretario del partito. Quindi, «piagnisteo» archiviato. Una relazione in sintonia con la sua narrazione: rimboccarsi le maniche, utilizzare tutti i fondi fino all’ultimo euro e ristabilire una filiera di responsabilità politica, personale, civile, che restituisca anche al Mezzogiorno l’orgoglio della ripartenza e la consapevolezza delle eccellenze che esistono anche qui. Una relazione che vede gli amministratori locali, a partire dai governatori “pesanti” come De Luca o Michele Emiliano, colpiti postivamente, come sottolineano, dalla svolta che il partito nazionale imprime. Finalmente, dice Emiliano «abbiamo riaperto la discussione politica sul Mezzogiorno, estrapolato questa discussione dalle polemiche politiche romane di cui a noi non ce ne frega niente».

Quello che offre Emiliano è un patto di collaborazione costante tra Roma e i territori, «noi – sottolinea – che governiamo i territori non siamo un incidente della storia, sono anni che lavoriamo lì» ma bisogna «estirpare le mafie», un «tumore nello stomaco». Prima che intervenisse in molti lo hanno avvicinato, «molti a te vicini», dice rivolgendosi a Renzi, chiedendogli di fare un intervento «positivo». Li ha tranquillizzati, racconta. «Dì al presidente che ci abbracci, noi siamo qui, i governatori sono a sua disposizione, però deve credere in noi», questo spiega di aver risposto. De Luca, ruvido e diretto come sempre condivide l’agenda illustrata da Renzi, ma avverte: nel Sud si deve affrontare la battaglia dalla trincea del rigore, dell’efficienza e della produttività. Perché in quella terra c’è ancora «un sistema extralegale» e se c’è una possibilità che si torni alla legalità questa risiede soltanto in un ritorno della Politica, di quella che decide e si assume la responsabilità: una classe dirigente «non stracciona», la definisce. Spetta ai ministri Dario Franceschini e Graziano Delrio illustrare le cose fatte e i progetti in cantiere per cultura e infrastrutture.Il senso di marcia è chiaro: nessun frazionamento, come è stato finora, ma interventi organici, complessivi che , nel caso del recupero e della valorizzazione del partrimonio artistico del Paese, per esempio, vedono sinergie tra pubblico e privato.

La strada è lunga e qui nessuno se lo nasconde, ma stavolta, dice Delrio, «ci assumiamo di dire che per realizzare un’opera ci vogliono tre anni e di fare in modo che dopo tre anni sia finita. Solo così si recupera la fiducia dei cittadini, uella nel Sud non hanno più». Roberto Speranza, esponente della minoranza interna, è critico ma forse meno di quanto qualcuno si aspettava. «Non si può essere ottimisti se non si parte dalla realtà», introduce. E la realtà per Speranza è il rischio di «una scissione silenziosa», mentre parla qualcuno trema in sala. È la scissione di cui parlano i giornali in questi giorni? No, è la scissione tra Nord e Sud del Paese che parla, «due Paesi diversi», se non si interviene. Apprezza l’iniziativa di questa direzione e il percorso tracciato, propone un gruppo di lavoro sui temi del Mezzogiorno, ma critica la mancanza di programmazione 2014-2020, i 350 interventi previsti, «ne basterebbero 50», l’inefficienza «dell’Agenzia per la coesione istituita nel 2013» e chiede una «sterzata nell’azione di governo, territori, gruppi parlamentari ».

«D’accordo sul gruppo di lavoro », ribatte Renzi, non sulla sterzata perchè quella, c’è già stata. Alfredo D’Attorre ascolta, poi commenta a caldo: «Una narrazione suggestiva delle eccellenze del Sud, che effettivamente ci sono, ma non emergono ancora una visione compiuta e una stategia di intervento concreto ». Finisce poco dopo le sette di sera e l’auspicio di tutti è che la pausa estiva serva a rimettere insieme non solo il Nord e il Sud, ma anche il partito. Renzi è ottimista:«La maggioranza in questi mesi non è mai mancata e mai mancherà, vedendo i numeri».

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