Pasticcio Anac: “Non è colpa nostra”. Parla il presidente del Consiglio di Stato

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Raffaele Cantone Presidente Autorità nazionale anticorruzione durante il tavolo di lavoro sul Parco della Salute di Torino presso il Palazzo della Regione Piemonte, Torino , 8 settembre 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Con la cancellazione di quel comma sono stati ridimensionati i poteri dell’Anticorruzione che consentivano di intervenire tempestivamente in casi di irregolarità

“Non abbiamo mai chiesto la soppressione della norma. Anzi abbiamo suggerito una formulazione più efficace che avrebbe reso, a nostro parere, la norma più sicura sul piano costituzionale ed efficiente sul piano operativo”.

Il Presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno chiarisce, parlando con Unità.tv,  che nel parere inviato agli uffici di Palazzo Chigi non c’era nessuna cancellazione del comma del codice sugli appalti che è risultato cancellato nel Consiglio dei ministri. La scomparsa del secondo comma dell’articolo 211 di fatto ha ridimensionato fortemente i poteri dell’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, facendo scoppiare un caso.

Paolo Gentiloni, in visita a Washington, ha dovuto subito correre ai ripari e ha parlato con il presidente dell’Autorità con un chiaro impegno politico. Eppure il pasticcio potrebbe non essere solo un errore, ma potrebbe celare dietro altri interessi.

Quella decina di righe facevano la differenza permettendo all’Anac di intervenire tempestivamente se ravvisava gravi illeciti. La norma permetteva in caso di “vizio di legittimità in uno degli atti della procedura” di obbligare entro i 60 giorni l’appaltatore a un cambio di linea. “Nel parere espresso dal Consiglio di Stato – aggiunge Pajno – ci si rifaceva al modello già seguito dall’autorità Antitrust”. Una procedura che consentiva all’Anac, in caso la stazione appaltante non si fosse ravveduta, di rivolgersi all’autorità giudiziaria”.

“È il segnale che c’è chi, nei palazzi qua intorno, sta seriamente pensando di ridimensionare l’Anac”, riflette il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, in un colloquio riportato da Repubblica, manifestando “tensione e allarme”.

In effetti da più parti era stata fatta una ricostruzione dei fatti che alla luce delle nuove dichiarazioni non regge. La scomparsa del comma non può essere attribuita, quindi, al parere del Consiglio di Stato. “Mi auguro – afferma Stefano Espositosia un mero errore materiale da parte degli uffici di Palazzo Chigi. Quel comma va reintrodotto, è un punto qualificante per prevenire casi di corruzione”.

La questione di fondo è proprio questa: dove si è prodotto l’errore? Ed è stato solo un errore o come si vocifera, c’è stata una qualcuno in pre-consiglio dei ministri o tra i funzionari di Palazzo Chigi, che ha tentato di depotenziare Anac o di scatenare una polemica politica? Il dubbio insomma è che diversi interessi si siano coagulati per poter modificare la norma.

“Ora bisogna pensare ad una soluzione. – spiega il senatore Stefano Esposito, componente della Commissione Lavori Pubblici che assieme a Raffaella Mariani si è accorto della cancellazione – L’ideale sarebbe stata inserire una errata corrige prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma pare che questo non sia possibile. Quindi o andrà inserito nel testo del Decreto il comma come scritto nel codice degli appalti. O servirà un emendamento ad hoc, ma saranno necessarie alcune settimane. Comunque l’impegno preso dal Presidente del Consiglio ci rassicura”.

Esposito però non fa sconti a chi ha apprifittato della vicenda: ” Vorrei dire a Di Maio e Salvini che possono risparmiarsi le loro strumentalizzazioni. Se non ci fossimo stati io e Raffaella Mariani, loro non se ne sarebbero nemmeno accorti. Sarebbe più dignitoso che tacessero”.

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