Tarantino: “Passo dal western all’horror per raccontarvi l’ipocrisia”

Cinema
The_Hateful_Eight

Il regista presenta “The Hateful Eight”, “cinque film in uno” dice riferendosi alla commistione di generi. È candidato a tre Oscar: anche per la musica di Ennio Morricone

S empre più geniale e sorprendente torna Quentin Tarantino che con The Hateful Eight, girato in pellicola 70 MM Panavision, divide, spiazza, emoziona, fa paura e diverte e ricorda «Le Iene in versione western», come ha dichiarato lo stesso Quentin Tarantino, in una affollatissima conferenza stampa al fianco di Kurt Russel, Michael Madesn ed Ennio Morricone. The Hateful Eight racconta il cammino di una diligenza e dei suoi otto personaggi, qualche anno dopo la guerra civile, verso il Wyoming, che bloccati da una tempesta di neve e rifugiatisi in una baita in mezzo ai monti, saranno costretti a una stretta convivenza che rivelerà le peggiori pieghe dell’animo umano.

Questo film è anche uno dei più scritti, più sceneggiati di Quentin Tarantino.«Infatti la storia è nata per il teatro – racconta il regista americano – Quando un anno fa, ne facemmo una lettura pubblica all’Ace Hotel Theatre di Los Angeles, per sostenere i cineasti indipendenti, ebbe un tale successo che mi fece pensare che potevo trasformare The Hateful Eight in un film. Per questo ho scelto anche di lavorare con la pellicola e con la 70 MM costringendo la Panavision a recuperare vecchie macchine ormai dimenticate, ma tutto era essenziale per dare un senso epico alla storia e per poter riprendere e coinvolgere in una stessa inquadratura tutti i personaggi anche quelli in sottofondo. Lo spettatore sa sempre dove sono tutti, può vederli, controllarli è questo è stato possibile solo usando questo tipo di macchina e di lenti». In The Hateful Eight, ancora più rispetto al passato, c’è un evidente attacco alla propensione atavica degli americani verso il razzismo e il protagonista Marquis Warren (Samuel L. Jackson) che indossa l’uniforme delle truppe dell’Unione scatena proprio questo negli altri personaggi.

«La parola “negro”, che ripetiamo in continuazione nel film, ci dice Michael Madsen, che interpreta il cowboy silenzioso Joe Gage, alla fine si sgonfia del suo pesante significato. La continua ripetizione, negro, negro, negro, ridimensiona l’insulto lo svilisce. In fondo è una riunione all’inferno. Gli otto personaggi sono profondamente diversi l’uno dall’altro e rappresentano in qualche modo la società e i confini psicologici che le persone innalzano fra di loro».

Certo, anche The Hateful Eight può sembrare un film politico visto che nessuno come Tarantino ha il coraggio di scavare nel ventre del sentimento americano. «Considero più politico Django Unchained e Bastardi senza gloria, ha dichiarato Quentin Tarantino, però qui sicuramente c’è il racconto dell’ipocrisia, sembra quasi una metafora della lotta senza esclusione di colpi fra democratici e repubblicani. Certo è uno dei miei film più scritti, più sceneggiati. I personaggi parlano tantissimo e in effetti, come generi, ci ho messo dentro tutto ciò che amo, dal giallo, al western, all’horror, in pratica ho realizzato cinque film in uno». Il film è dominato dai dialoghi. E gli otto sono impegnati a raccontare storie che per la maggior parte delle volte ingannano gli altri personaggi e servono a vendicarsi e a diffondere violenza.

«È una partita a scacchi», racconta Kurt Russel che interpreta John il “Boia”, che passa tutto il tempo del film attaccato alla sua preda, la fuorilegge Ruth (Jennifer Jason Leigh, l’unica tra gli attori candidata agli Oscar. «Una tessitura di ragno che man mano i personaggi tessono gli uni sugli altri. Secondo me è anche una metafora politica. Tutti in America conoscevano questo posto, unico, dove si consegnavano i fuorilegge per avere giustizia e un processo, e il fatto che poi il film, la storia, riveli quanto possa essere falsa anche questa visione della giustizia americana, rende la storia ancora più forte, più incisiva». «Però – interviene Michael Madsen – secondo me i film di Quentin Tarantino, possono essere guardati con occhi diversi, sia con un punto di vista più politico e sociale sia come puro ed assoluto grande divertimento».

Il film è costato molti milioni di dollari anche perché, come afferma lo stesso Tarantino «abbiamo avuto tantissimi problemi con il clima. Volevamo uno scenario spietato e spettacolare e l’abbiamo trovato a Telluride, dove abbiamo ricostruito la posta della diligenza dove si rifugiano i nostri protagonisti, ma purtroppo non arrivava questa grande nevicata che nel film doveva rappresentare il mostro dei film horror, quello che ti tiene bloccato in casa e che scatena qualcosa di ancora più orribile, e per questo abbiamo dovuto ritardare, abbiamo persino partecipato ad una manifestazione della popolazione con tutto il cast per “chiamare” la neve».

Il regista poi torna sull’uso della pellicola al posto del digitale: «Secondo me non ha paragoni la bellezza di un film in pellicola rispetto al digitale è per questo che ho voluto anche in Italia, nei primi quindici giorni in cui il film resterà a Cinecittà, dare la possibilità a tutti di vedere un film in pellicola». Proprio a Cinecittà, allo Studio 5 ieri il film è stato proiettato in anteprima.

Da Ennio Morricone (in corsa per l’Oscar insieme al direttore della fotografia), solo poche parole: «Ho fatto per Tarantino una musica drammatica che non può sfuggire ad un orecchio attento, basta ascoltare il timbro dei due fagotti, quello delle trombe e poi le voci. Ma in questa musica c’è anche molta ironia».

A distribuire il film di Tarantino sono i figli di Sergio Leone con la Leone Group in collaborazione con Raicinema. «Sono molto felice – ha raccontato Raffaella Leone, seduta al fianco di Tarantino – Non è stato facile togliere alle major The Hateful Eight ( che uscirà in 600 copie il 4 febbraio), ma proprio in ricordo di mio padre e dell’amore che aveva per il cinema, riuscire in questa impresa e distribuire un film geniale che a papà sarebbe piaciuto molto, mi rende molto orgogliosa».

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