Sì del governo all’obbligo di vaccinazione per nidi e materne

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Accordo trovato nel governo, approvata la norma che prevede l’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione dei bambini a nidi e scuole materne. Non passa al Consiglio dei ministri l’obbligo delle vaccinazioni per l’iscrizione a elementari, medie e primi due anni di superiori

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che prevede l’obbligo delle vaccinazioni per l’iscrizione ai nidi e alle scuole materne. Non passa la linea della ministra Lorenzin, che voleva estendere l’obbligatorietà anche per l’iscrizione alle elementari, medie e per i primi due anni di superiore. Passa dunque la linea della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, non favorevole ad estendere l’obbligatorietà agli anni successivi.

Si allarga anche il numero di vaccini obbligatori, che passano da 4 a 12. Vengono ricompresi in questa categoria anche l’mprv (morbillo, parotite, rosolia e varicella) e i due contro la meningite, di ceppo B e C.

Comunque saranno previste ingenti sanzioni per i genitori degli alunni non vaccinati di scuole elementari, medie e dei primi due anni di superiore. La ministra Lorenzin ha spiegato come funzioneranno le sanzioni: “All’iscrizione presso qualunque istituto, cioè da 0 a 16 anni, bisognerà presentare il libretto vaccinale. Se non è in regola con le vaccinazioni o si è in lista di attesa, la scuola deve riferire all’Asl, questa chiama la famiglia, gli dà un tot di giorni per vaccinare. Se questo non avviene, scatterà una sanzione molto elevata. Che per chi non è in regola si ripeterà ogni anno“.

Il premier Gentiloni intervenuto nella conferenza stampa dopo il Cdm ha precisato: “L’obbligo di vaccinarsi produrrà l’impossibilità di iscriversi al sistema scolastico zero-sei anni. Penso che il decreto sia una scelta importante e che qualifica l’attività del governo nel campo della protezione della salute. La mancanza di misure appropriate e il diffondersi di teorie antiscientifiche ha provocato un abbassamento dal punto di vista della protezione. Non si tratta di uno stato di emergenza ma di una preoccupazione alla quale il governo intende rispondere”.


 

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