Partiti, bilanci trasparenti o multa da 200mila euro. Cosa prevede l’emendamento del Pd

M5S
Beppe Grillo durante il flash mob del M5S in piazza di Montecitorio, Roma, 7 maggio 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il M5S contesta la norma ma l’obbligo di presentare il rendiconto c’è già, indipendentemente dalla scelta di percepire o meno i finanziamenti pubblici

Tra Partito democratico e Movimento Cinquestelle è in corso uno scontro sulla trasparenza dei bilanci dei partiti. I dem Ernesto Carbone e Sergio Boccadutri, infatti, hanno presentato un emendamento al decreto Milleproroghe che prevede (come spiegano su Unità.tv) non tanto l’obbligo per partiti e movimenti di presentare un bilancio certificato, che è già previsto dalla legge n. 96 del 2012, bensì l’introduzione di una sanzione per chi non rispetta quella norma pari a 200mila euro e, al contempo, la proroga fino al 15 giugno 2016 dei termini per presentare i rendiconti relativi agli anni 2013 e 2014.

Ecco il testo dell’emendamento, il 4.20:

Dopo il comma 1 aggiungere i seguenti:
1-bis. È prorogato al 15 giugno 2016 il termine di cui al secondo periodo del comma 4 dell’articolo 9 della legge 6 luglio 2012, n. 96, solo relativamente agli esercizi degli anni 2013 e 2014.
1-ter. Al comma 4 dell’articolo 9 della legge 6 luglio 2012, n. 96, aggiungere in fine il seguente periodo: «Ai partiti e ai movimenti politici che non ottemperano all’obbligo di trasmissione degli atti di cui al secondo e al terzo periodo del presente comma, nei termini ivi previsti, o in quelli eventualmente prorogati da norme di legge, la Commissione applica la sanzione amministrativa di euro 200.000».

 

Fino ad ora, chi non rispetta la norma non ha accesso ai finanziamenti pubblici, compreso il due per mille. La sanzione prevista dall’emendamento Carbone-Boccadutri, quindi, andrebbe a sommarsi a questa. Il M5S, invece, rovescia l’interpretazione, sostenendo che non volendo percepire finanziamenti pubblici non sono tenuti a presentare il rendiconto finanziario del Movimento. Seguendo questo schema, Danilo Toninelli affermava ieri sul blog di Grillo che “per non ottenere i rimborsi elettorali saremo forse costretti a pagare 200mila euro”. E oggi lo stesso deputato cinquestelle si è rivolto alla presidente della Camera Laura Boldrini per chiederle di dichiarare inammissibile l’emendamento, in quanto violerebbe la sentenza 22/2012 della Corte costituzionale, poiché “usa una proroga pretestuosa per inserire una norma nuova”.

In realtà, nulla vieterebbe al M5S – come a chiunque altro – di presentare il proprio bilancio, come previsto dalla legge, e poi rinunciare comunque alle forme di finanziamento pubblico previste. A meno che il problema per loro non sia proprio nell’obbligo di rendere pubblico il rendiconto del Movimento, compresi i finanziatori che sono rimasti finora sconosciuti.

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