Partecipazione, incertezza e Rubio: i messaggi che arrivano dall’Iowa

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epaselect epa05139119 Supporters watch a TV displaying the results of the voting polls of the Republican Caucuses at the Sheraton in West Des Moines, Iowa, USA, 01 February, 2016. Republican presidential hopeful and Texas Senator Ted Cruz comes out on top over billionaire Donald Trump in the first contest of the US presidential nominating contest, results show. The Iowa Caucus is the first official test of candidates seeing their parties' nominations.  EPA/JOHN TAGGART

I Caucus dell’Iowa hanno regalato sorprese sia in campo democratico sia in campo repubblicano. E già dal prossimo appuntamento in New Hampshire le cose potrebbero cambiare

La notizia migliore che arriva dall’Iowa è la partecipazione massiccia sia tra democratici che tra i repubblicani – in Iowa il voto alle primarie è aperto a tutti – nonostante l’ennesima tempesta di neve in arrivo; mostra che c’è ancora tanta voglia di fare politica e che per ora il malcontento si sta tramutando in azione positiva.

C’è poi qualche sorpresa, in entrambe i campi.

Tra i repubblicani ha chiaramente vinto Ted Cruz, con il 28% dei voti e 8 delegati. Evangelico integralista di origine cubano-canadese, fervente antigay e antiabortista ma anche acceso sostenitore della pena di morte, ha fatto una campagna porta a porta (oltre a mettere su un’organizzazione impressionante) visitando personalmente tutte le 99 contee dello stato. Per Cruz vincere in Iowa era fondamentale: qui la chiesa evangelica è molto forte e molto organizzata, a differenza dal prossimo stato in cui si terranno le primarie: il New Hampshire.

Per Donald Trump, così sicuro di vincere da permettersi di saltare l’ultimo dibattito repubblicano, arrivare secondo con il 24% dei voti e 7 delegati è una sconfitta bruciante e la prova che la politica porta a porta ha il suo peso anche nel mondo 2.0. Il vero vincitore, in un certo senso, è comunque Marco Rubio, arrivato terzo ad un soffio da Trump, conquistando il 23% dei voti e 7 delegati. Tiene anche il neurochirurgo Ben Carlson – con il 9% dei voti e 3 delegati; chiudono Rand Paul e Jeb Bush rispettivamente con il 5% ed il 3% dei voti ed 1 delegato ciascuno. Dei candidati restanti, Mike Huckabee ha già annunciato il ritiro, gli altri pian piano seguiranno; John Kasich, Chris Christie e Rick Santorum verosimilmente aspetteranno la prossima settimana, visto che l’elettorato del New Hampshire, assai più liberal e moderato di quello dello Iowa, potrebbe essere loro più favorevole. In ogn caso, visto l’odio che l’establishment GOP ha sia per Trump che per Cruz, c’è da aspettarsi una pioggia di endorment su Rubio, il candidato che sanno anche fa più paura, ad esempio, alla Clinton.

In campo democratico, it’s a tie, un pareggio, nostante Hillary Clinton (49,9%) abbia dichiarato vittoria contro Bernie Sanders (49,6%) mentre il conteggio non era ancora finito. Il fatto che abbia affermato di “aver tirato un sospiro di sollievo”, tuttavia, la dice lunga sul suo stato d’animo. In effetti per per chi è in Iowa da ormai un anno – e otto mesi fa, quando Bernie Sanders ha annunciato la sua corsa, aveva il 40% di vantaggio – il pareggio suona come una clamorosa sconfitta.

Il voto Dem nei caucus è più complicato che in campo repubblicano: nella realtà dei fatti è un processo che continuerà ancora parecchio prima che si possa sapere con certezza quanti candidati avranno ciascuno dei due contendenti, visto che Martin O’Malley ha annunciato l’abbandono. In ciascun collegio, gli elettori si riuniscono in scuole, parrocchie, caffe e votano letteralmente con i piedi, andanto in una parte della stanza differente a seconda di chi sostengono. Se un candidato non raggiunge il 15%, ai suoi sostenitori viene chiesto di scegliere un altro campo: la campagna della Clinton ha aggressivamente dichiarato prima del voto di aver allenato i propri “precint captains” in modo tale da conquistare i sostenitori di O’Malley. È ancora presto per capire cosa abbiano fatto la notte passata i sostenitori di O’Malley. In ogni caso, nei caucus Dem, non vengono annunciati i delegati vinti, bensì gli SDE (State Delegate Equivalents): 699 per Hilary e 695 per Bernie. Il fattore decisivo sarà quindi cosa faranno gli 8 SDE di O’Malley. Nel 2008 O’Malley era stato tra i primi a sostenere la Clinton, ma il suo programma ed la sua base elettorale sembra essere molto più simile a quella di Bernie. La sua campagna ha anche accumulato oltre mezzo milione di debiti ed quindi è possibile ipotizzare che tra i fattori che lo porteranno a decidere tra Hillary e Bernie vi sia un’eventuale disponibilità a cancellare tale debito.

Il prossimo appuntamento è in New Hampshire il 9 febbraio: l’elettorato qui è radicalmente diverso. Tra i democratici Sanders – che vive nel vicino Vermont ed è molto popolare – è in netto vantaggio sulla Clinton. Tra i repubblicani, l’elettorato più moderato e liberale dovrebbe premiare i ‘governatori’ come Bush o Kasich, anche se l’uomo da guardare sarà soprattutto Rubio: se andasse bene anche qui ci sarà verosimilmente un pressing dell’establishment GOP sui candidati rimanenti per fare quadrato contro Cruz e Trump. Visto le loro idee estremiste, c’è francamente da augurarselo.

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