Parte il piano della banda larga.
Renzi: “Entro tre anni saremo un modello per l’Europa”

Innovazione
Cavo in fibra per banda larga. ANSA

Stanziati dal Cipe 2,2 miliardi di euro per la banda larga, in autunno i primi interventi

“Oggi sulla banda larga siamo l’ultima ruota del carro, ma nel giro di un triennio saremo leader in Europa“. A dirlo è il premier Matteo Renzi al termine di un Consiglio dei ministri nel quale il Cipe ha approvato il primo intervento economico sul piano di banda ultra-larga.

“È un’autentica, straordinaria novità per il nostro paese ed è l’infrastruttura più importante per i prossimi 20 anni” chiarisce Renzi in conferenza stampa.

L’obiettivo del piano è molto semplice: diffondere la banda ultra larga su tutto il territorio nazionale. “Nessuna zona sarà senza copertura” assicura il premier, sottolineando l’importanza della riduzione del divario digitale, specialmente per il Sud.

Quello della banda larga è un piano “cruciale”, per dirla come il presidente del Consiglio, “un’occasione verso il futuro del Paese”. In effetti, il piano permetterà non solo maggiori investimenti in Italia, offrendo più mezzi a imprenditori, ricercatori, consumatori, e più in generale alla società; ma soprattutto servirà all’innovazione culturale dell’Italia.

 

“Capisco che faccia meno notizia di un emendamento presentato alla riforma costituzionale, o di un commento sul nuovo dg della Rai, ma il processo di digitalizzazione è un aspetto cruciale per il futuro dell’Italia. Per questo – aggiunge – è fondamentale che il governo faccia la sua parte”

 

 

 

Il piano banda-ultralarga vale 12 mld di cui 5 privati e 7 pubblici. Dei 7 miliardi pubblici, il premier specifica che 4,9 arriveranno dal governo, mentre 2,1 dai Fondi strutturali regionali. “Con l’approvazione del Cipe, è come se oggi mettessimo sul piatto 2 miliardi e 200 milioni di euro – spiega Renzi – che serviranno per le aree a fallimento di mercato, quelle dove il privato non investirebbe mai o solo in presenza di incentivi”.

In autunno partiranno i primi interventi e ora per gli operatori di telefonia non c’è altro che da fare che mettersi in gioco.

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