Perché con la riforma la parità di genere diventa realtà

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L’articolo 55 e l’articolo 122 della Costituzione riformata stabiliscono che dev’essere inserita la parità di genere nelle leggi elettorali per l’elezione di deputati, senatori e consiglieri regionali

Da tempo in Italia si discute di parità di genere. Nonostante gli sforzi fatti ancora le donne che fanno parte della vita politica del Paese sono in numero inferiore rispetto agli uomini. Oggi nel nostro Parlamento le donne rappresentano circa un terzo dei componenti delle due Assemblee: il 31%. Un dato superiore al 22% della precedente legislatura, ma comunque inferiore ad altre democrazie occidentali.

Anche su questo tema si è deciso d’intervenire nella riforma costituzionale. L’articolo 55 della Costituzione, in caso di vittoria del Sì, recita: “Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza“. Un segnale forte che obbliga il legislatore ad inserire nelle leggi elettorali per l’elezione di Camera e Senato (nella nuova formulazione) la parità di genere.

D’ora in avanti, qualunque sia la legge elettorale, la parità di genere dovrà essere rispettata. Se l’articolo 55 stabilisce la parità di genere per la composizione di Camera e Senato, l’articolo 122 l’introduce per la formazione dei Consigli regionali, infatti recita: “Il sistema d’elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettiviLa legge della Repubblica stabilisce altresì i princìpi fondamentali per promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza“.

La parità di genere non supera solo il gap che per decenni ha reso evidente lo squilibrio fra i diversi sessi e che vede l’Italia ancora troppo indietro sul piano europeo e internazionale, ma contribuisce allo sviluppo del Paese. Uno studio del 2015 del Fondo Monetario Internazionale evidenzia il rapporto tra partecipazione delle donne al mondo del lavoro e crescita economica del relativo Stato; per quanto riguarda l’Italia la perdita economica dovuta alla disparità di genere è stimata intorno al 15% del PIL, un’enormità.

A 70 anni dalla prima volta in cui è stato consentito alle donne di partecipare alla vita politica del Paese, finalmente con la riforma costituzionale il processo sarà terminato con la parità di genere.


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