Paradossale non usare la flessibilità anche per la messa in sicurezza degli edifici

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Lettera inviata al Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e al commissario agli affari economici Pierre Moscovici

Sarebbe opportuno prevedere l’utilizzo della clausola di flessibilità in deroga al patto di stabilità anche per le spese per la messa in sicurezza degli edifici. È un paradosso che tale possibilità non sia prevista per la prevenzione e dunque per la riqualificazione in chiave antisismica di edifici pubblici e privati situati in zone ad alto rischio. Solo in questo modo potremo evitare che eventi sismici causino morte e devastazioni.

Dopo i terremoti del Molise (2002), de L’Aquila (2009) e dell’Emilia-Romagna (2012), lo scorso mercoledì notte l’ennesimo fenomeno sismico ha sconvolto l’Italia e la vita di migliaia di persone, provocando 290 morti, migliaia di feriti e di sfollati, e distruggendo centri storici di inestimabile valore (Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto e Arquata). I danni, nell’ordine di miliardi di euro, non sono ancora stati quantificati.

L’Italia è una delle regioni europee maggiormente soggette a rischio sismico e la sua storia è interamente costellata da questo genere di eventi calamitosi. E’ evidente che non si tratta di episodi sporadici, ma di eventi periodici rispetto ai quali occorre fare prevenzione, occorre che l’Italia si doti di un piano fattibile per la messa in sicurezza del territorio per il quale è decisivo l’apporto dell’Unione Europea.

Sarebbe opportuno prevedere l’utilizzo della clausola di flessibilità, in deroga al patto di stabilità, anche per le spese edilizie volte alla messa in sicurezza a fini antisismici degli edifici almeno per i Comuni in Zona 1 (708 comuni coinvolti), perché è paradossale che tale clausola scatti nei casi di gravi calamità e non sia usufruibile per prevenire catastrofi, ovvero per scongiurare che eventi del genere siano causa di morte e devastazione.

Nicola Caputo, parlamentare europeo del Pd, gruppo S&D

 

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