Papa: “Io figlio di una famiglia di emigranti come tanti negli Usa”

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U.S. first lady Michelle Obama welcomes Pope Francis to the United States upon his arrival at Joint Base Andrews outside Washington September 22, 2015.  ANSA/ POOL REUTERS/Tony Gentile

Ecco cosa si sono detti Papa Francesco e Barack Obama

“Signor Presidente, sono grato per il benvenuto che Ella mi ha rivolto a nome di tutti gli Americani. Quale figlio di una famiglia di emigranti, sono lieto di essere ospite in questa Nazione, che in gran parte fu edificata da famiglie simili”. Lo ha detto Papa Francesco alla Casa Bianca iniziando il suo discorso di saluto al Presidente degli Usa Barack Obama prima di entrare nello studio ovale dove si è intrattenuto con il presidente per un colloquio privato.
“Mi accingo – ha poi proseguito il Pontefice – con gioia a questi giorni di incontro e di dialogo, nei quali spero di ascoltare e di condividere molti dei sogni e delle speranze del popolo americano”.

Il Papa è a Washington per incontrare il presidente Barack Obama, accolto prima dalla piccola folla del South Lawn invitata ad assistere alla cerimonia di benvenuto e poi dalle decine di migliaia di persone che ne attendevano il passaggio di fronte al National Mall.

I temi della libertà individuale e religiosa, della tutela ambientale, gli “sforzi per riconciliare relazioni spezzate” sono stati tra i principali toccati dal Papa nel suo discorso alla Casa Bianca. Francesco ha preso la parola dopo il discorso del presidente Usa, Barack Obama che lo ha ringraziato: “Lei ha scosso la nostra coscienza dal sonno, ci ha dato fiducia” ha detto Obama, “per il grande dono della speranza, Santo Padre, la ringraziamo, e le diamo il benvenuto, con gioia e gratitudine, negli Stati Uniti d’America”.

“Oggi è il giorno delle prime volte. Santità, siete stato celebrato come il primo Papa dalle Americhe. Questa è  la vostra prima visita alla Casa Bianca e siete anche il primo papa a condividere un’enciclica attraverso Twitter”, ha affermato il presidente statunitense sempre nel discorso di benvenuto a Papa Francesco.

“La storia – ha detto Bergoglio – ci ha posto in un momento cruciale per la cura della nostra casa comune. Siamo, però, ancora in tempo per affrontare dei cambiamenti che assicurino “uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare”

L’arrivo

Tra imponenti misure di sicurezza, nella base dove decolla e atterra l’Air Force One, c’è stato un primo scambio di battute tra Francesco e Obama mentre insieme si avviavano verso una delle salette, dove la first family ha avuto un breve incontro privato col Pontefice. “Le presento mia suocera”, ha detto Obama introducendo al Papa Marian Robinson, la madre di Michelle. Il presidente e il Pontefice si rivedranno domani mattina alla Casa Bianca. Ma intanto ha destato già grande curiosità, anche sui media Usa, il fatto che Francesco, dopo aver salutato la famiglia Obama, è salito su una Fiat 500L scura con la targa del Vaticano con la quale si è recato alla Nunziatura, dove soggiorna nella capitale americana.

Prima il presidente e a seguire il Papa hanno parlato di libertà religiosa e clima. “Ci ricordate che la gente è veramente libera solo quando può praticare la propria fede liberamente”, ha detto Obama. “Qui negli Stati Uniti, abbiamo a cuore la libertà religiosa. Eppure in tutto il mondo in questo momento, figli di Dio, compresi i cristiani, sono presi di mira e persino uccisi a causa della fede. I credenti non possono frequentare i luoghi di culto. I fedeli vengono imprigionati. Le chiese distrutte. Siamo accanto a lei in difesa della libertà religiosa e del dialogo interreligioso, sapendo che la gente di tutto il mondo deve essere in grado di vivere la fede, libera dalla paura e dalle intimidazioni”.

“Signor Presidente, insieme ai loro concittadini, i cattolici americani sono impegnati a costruire una società che sia veramente tollerante, capace di respingere qualsiasi forma di ingiusta discriminazione”, ha poi detto Francesco. “Questa libertà resta una delle conquiste più preziose dell’America. E, come i miei fratelli Vescovi degli Stati Uniti ci hanno ricordato, tutti sono chiamati a vigilare, preservare e difendere tale libertà da qualsiasi cosa lapossa mettere in pericolo o compromettere”.

Obama ha lodato l’enciclica di Francesco. “Santo Padre, lei ci ricorda che abbiamo il sacro obbligo di proteggere il nostro pianeta, magnifico dono di Dio. E noi sosteniamo il suo appello ai leader del mondo per sostenere le comunità più vulnerabili ai cambiamenti climatici e per lottare insieme alla preservazione del nostro mondo prezioso per le generazioni future”. La risposta di Bergoglio è stata incisiva: “Signor Presidente, trovo promettente che Lei abbia proposto un’iniziativa per la riduzione dell’inquinamento dell’aria. Considerata l’urgenza, mi sembra chiaro anche che il cambiamento climatico è un problema che non può più essere lasciato a una generazione futura”.

“La storia ci ha posto in un momento cruciale per la cura della nostra casa comune. Siamo, però, ancora in tempo per affrontare dei cambiamenti che assicurino ‘uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare’ (Enc. Laudato si’, 13)” – ha continuato Papa Francesco- Cambiamenti che esigono da parte nostra un riconoscimento serio e responsabile del tipo di mondo che possiamo lasciare non solo ai nostri figli, ma anche ai milioni di persone sottoposte a un sistema che le ha trascurate. La nostra casa comune è stata parte di questo gruppo di esclusi che grida al cielo e che oggi bussa con forza alle nostre case, città, società. Riprendendo le sagge parole del Reverendo Martin Luther King, possiamo dire che siamo stati inadempienti in alcuni impegni, ed ora è giunto il momento di onorarli”.

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