Il Papa a Prato e a Firenze: “Non dobbiamo essere ossessionati dal potere”

Vaticano
Pope Francis arrives to lead his Wednesday General Audience in Saint Peter's Square. Vatican City, 28 October 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

Oggi il Papa a Prato e poi a Firenze: “Sono un pellegrino di passaggio”

Lavoro, corruzione, dignità. Per chi segue con assiduità Papa Francesco queste tre parole non sembreranno una novità, ma questa volta il luogo in cui sono state pronunciate restituisce loro un nuovo e potente significato. Il Papa oggi è stato a Prato, città laboriosa che ha incrociato i suoi destini con quelli di migliaia di immigrati cinesi, imprenditori del tessile e lavoratori i cui diritti non sono sempre riconosciuti.

Il diritto a “un lavoro degno” è uno dei temi che più spesso ritorna nei discorsi di Bergoglio ed è tornato anche oggi, insieme ad un severo monito contro lo sfruttamento. “Mi permetto – ha detto davanti alla folla di Piazza Duomo – di ricordare i cinque uomini e due donne cinesi che vivevano e dormivano all’interno dello stesso capannone, in un piccolo dormitorio in cartone e cartongesso. É una tragedia dello sfruttamento e delle condizioni inumane di vita“. “Questo – ha gridato Francesco – non è un lavoro degno”.

Nell’intervento che ha preceduto quello di Firenze al Convegno Ecclesiale Nazionale, Bergoglio fa ancora un appello alla verità, pietra fondamentale per la vita comunitaria. “Dentro di noi e insieme agli altri, non stanchiamoci mai di lottare per la verità”, ha esortato spiegando che “non si può fondare nulla di buono sulle trame della menzogna e sulla mancanza di trasparenza”. Per Bergoglio solo con la verità si può combattere il cancro della corruzione e il veleno dell’illegalità. Nemici, questi che ogni comunità ha l’esigenza di “combattere fino in fondo”.

Piazza Duomo è gremita. Cinquemila i presenti, molti di loro stranieri. Alla comunità della città toscana, una delle più multiculturali d’Europa, alle prese con una trasformazione radicale della sua identità, il “pellegrino di passaggio” – come si è autodefinito il Papa nel suo intervento – rivolge un ringraziamento. “Vi ringrazio – ha detto agli abitanti di Prato – per gli sforzi costanti che la vostra comunità attua per integrare ciascuna persona, contrastando la cultura dell’indifferenza e dello scarto”. Per Papa Francesco “non esistono lontani che siano troppo distanti, ma soltanto prossimi da raggiungere”.

Dopo Prato il Pontefice è volato a Firenze per partecipare al Convegno Ecclesiale Nazionale. Ed è proprio nel capoluogo toscano che Francesco ha usato le parole più dure, soprattutto se le si ascolta filtrandole attraverso i fatti che in questi ultime settimane stanno scuotendo il Vaticano. “Davanti ai mali o ai problemi della Chiesa – dice il Papa rivolto al Convegno – è inutile cercare soluzioni in conservatorismi e fondamentalismi, nella restaurazione di condotte e forme superate che neppure culturalmente hanno capacità di essere significative”.
Poi un esortazione che sembra più un attacco: “ai Vescovi chiedo solo di essere pastori, non di più“. “Non dobbiamo essere ossessionati dal potere,  anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa”, ha raccomandato il Papa. Se la Chiesa non assume i sentimenti di Gesù, ha avvertito, “si disorienta, perde il senso”.

Le dure parole del Pontefice sembrano rivolgersi ad alcuni, più che ad altri. “Non voglio una chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce in un groviglio di ossessioni e procedimenti“, ha ricordato. “Che Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, d’immagine, di denaro. La povertà evangelica è creativa, accoglie, sostiene ed è ricca di speranza”.

Ai 2200 delegati delle diocesi italiane riuniti nella Cattedrale di Santa Maria in Fiore, Papa Bergoglio ha rivolto anche un appello alle sfide che la Chiesa è chiamata ad affrontare. A quelle situazioni, cioè  – come i matrimoni gay, la biogenetica o il fine vita – che pongono sfide nuove “che per noi a volte sono persino difficili da comprendere”.

 

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