Papa: “Cristiani perseguitati in un vergognoso silenzio”

Vaticano
Pope Francis

Ecco il messaggio del Papa dato durante l’omelia dell’Angelus nel giorno di Santo Stefano, primo martire della cristianità

“Preghiamo per i cristiani che sono perseguitati, spesso con il silenzio vergognoso di tanti”. Così papa Francesco in un tweet diffuso dall’account @Pontifex nel giorno di Santo Stefano, primo martire della cristianità.

Anche durante l’omelia per l’Angelus, riprendendo il tema del Giubileo straordinario di quest’anno, dedicato proprio alla misericordia, il Papa ricorda: “Celebriamo oggi la Festa di Santo Stefano. Il ricordo del primo martire segue immediatamente la solennità del Natale” – e prosegue – “Ieri abbiamo contemplato l’amore misericordioso di Dio, che si è fatto carne per noi – ha ricordato Bergoglio – oggi vediamo la risposta coerente del discepolo di Gesù, che dà la vita”.

“Ci potremmo chiedere: a che cosa serve perdonare? È soltanto una buona azione o porta dei risultati?”, ha continuato il Papa nella sua omelia. “Troviamo una risposta proprio nel martirio di Stefano. Tra quelli per i quali egli implorò il perdono c’era un giovane di nome Saulo; costui perseguitava la Chiesa e cercava di distruggerla. Saulo divenne poco dopo Paolo, il grande santo, l’apostolo delle genti. Aveva ricevuto il perdono di Stefano. Possiamo dire che Paolo nasce dalla grazia di Dio e dal perdono di Stefano”, spiega il Pontefice.

Ieri, invece, il monito di Papa Francesco che, dopo la messa di Natale, dalla Loggia della Basilica di San Pietro ha impartito la benedizione Urbi et Orbi di fronte a circa 50 mila persone e altrettante in via della Conciliazione perché non sono riuscite a superare in tempo i controlli di sicurezza, è stata: “E’ il Natale dell’Anno Giubilare che ci chiede di essere misericordiosi con i nostri fratelli. Così faremo crescere la pace”.

“Dove nasce Dio, fiorisce la misericordia”, ha detto il pontefice: “Solo la Misericordia di Dio può liberare l’umanità da tante forme di male, a volte mostruose, che l’egoismo genera in essa. La grazia di Dio può convertire i cuori e aprire vie di uscita da situazioni umanamente insolubili”.

Non manca un pensiero ai “martiri di oggi”, tutte le persone colpite “da efferate azioni terroristiche, particolarmente dalle recenti stragi avvenute sui cieli d’Egitto, a Beirut, Parigi, Bamako e Tunisi” e “ai nostri fratelli, perseguitati in tante parti del mondo a causa della fede, il Bambino Gesù doni consolazione e forza”.

Bergoglio ha poi esortato tutti a stringersi a quelle “schiere di uomini e donne che sono private della loro dignità umana e, come il Bambino Gesù, soffrono il freddo, la povertà e il rifiuto degli uomini”, ha detto il Papa ricordando i bambini soldato, le donne che subiscono violenza, le vittime della tratta delle persone e del narcotraffico, ma anche i migranti. “Non manchi il nostro conforto – ha detto – a quanti fuggono dalla miseria o dalla guerra, viaggiando in condizioni troppo spesso disumane e non di rado rischiando la vita. Siano ricompensati con abbondanti benedizioni quanti, singoli e Stati, si adoperano con generosità per soccorrere e accogliere i numerosi migranti e rifugiati, aiutandoli a costruire un futuro dignitoso per sé e per i propri cari e a integrarsi all’interno delle società che li ricevono”.

E un messaggio anche ai disoccupati affinché “il Signore ridoni loro speranza” e al mondo della politica: “Dio sostenga l’impegno di quanti hanno responsabilità pubbliche in campo politico ed economico affinché si adoperino per perseguire il bene comune e a tutelare la dignità di ogni vita umana”.

“Dove nasce Dio – ha detto poi il Papa – nasce la speranza. Dove nasce Dio, nasce la pace. E dove nasce la pace, non c’è più posto per l’odio e per la guerra”. E parlando di conflitti, Bergoglio ha ricordato che “proprio là dove è venuto al mondo il Figlio di Dio fatto carne, continuano tensioni e violenze e la pace rimane un dono da invocare e da costruire”. “Possano Israeliani e Palestinesi – ha aggiunto – riprendere un dialogo diretto e giungere a un’intesa che permetta ai due popoli di convivere in armonia, superando un conflitto che li ha lungamente contrapposti, con gravi ripercussioni sull’intera Regione”.

“Al Signore – ha continuato – domandiamo che l’intesa raggiunta in seno alle Nazioni Unite riesca quanto prima a far tacere il fragore delle armi in Siria e a rimediare alla gravissima situazione umanitaria della popolazione stremata. E’ altrettanto urgente che l’accordo sulla Libia trovi il sostegno di tutti, affinche’ si superino le gravi divisioni e violenze che affliggono il Paese”.

Bergoglio ha poi invocato che “l’attenzione della Comunità internazionale sia unanimemente rivolta a far cessare le atrocità che, sia in quei Paesi come pure in Iraq, Yemen e nell’Africa subsahariana, tuttora mietono numerose vittime, causano immani sofferenze e non risparmiano neppure il patrimonio storico e culturale di interi popoli”. “Pace e concordia – ha detto ancora Bergoglio – chiediamo per le care popolazioni della Repubblica Democratica del Congo, del Burundi e del Sud Sudan affinché, mediante il dialogo, si rafforzi l’impegno comune per l’edificazione di società civili animate da un sincero spirito di riconciliazione e di comprensione reciproca”. “Il Natale – inoltre – porti vera pace anche all’Ucraina, offra sollievo a chi subisce le conseguenze del conflitto e ispiri la volontà di portare a compimento gli accordi presi, per ristabilire la concordia nell’intero Paese” e “la gioia di questo giorno illumini gli sforzi del popolo colombiano perché, animato dalla speranza, continui con impegno a perseguire la desiderata pace”.

 

Foto Ansa – Alessandro Di Meo

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