Palamara: “La corruzione è il problema. Ma no allo scontro toghe-politica”

Politica e Giustizia
17/01/2012 Roma, convegno dell'associazione nazionale magistrati, nella foto il presidente dell' ANM Luca Palamara

Intervista all’ex presidente dell’Anm (dal 2008 al 2012) e oggi membro togato del Csm

«È ovvio che siamo contro i ladri e che la lotta alla corruzione è la priorità. Ma guai a farci trascinare nuovamente sul terreno dello scontro tra politica e magistratura. Quell’epoca è finita e non dobbiamo essere noi magistrati i primi a rimpiangerla». Luca Palamara è stato sostituto procuratore a Roma, presidente dell’Anm dal 2008 al 2012, uno dei momenti più intensi dello scontro politica-magistratura e oggi è membro togato del Csm in nome e per conto di Unicost, la corrente di centro delle toghe.

Il neo eletto presidente dell’Anm Piercamillo Davigo sostiene che «i politici rubano più di prima ma adesso non si vergognano». Che effetto le fanno queste parole?
«Ognuno è libero di esprimere le proprie idee. Il Presidente dell’Anm però rappresenta l’unità di tutta la magistratura che in questo momento tutto vuole tranne che riproporre la stagione infelice dello scontro tra toghe e politica. Che non vuole strumentalizzazioni e vuole evitare a tutti i costi l’inutile terreno della contrapposizione politica».

Il presidente dell’Anm ha voluto rispondere all’accusa del premier diretta anche alla magistratura per cui «l’Italia ha conosciuto la barbarie del giustizialismo»?
«Non so come sia nata l’intervista. Di certo, nel momento in cui si rappresenta un organo collegiale, le interviste vanno rilasciate in nome e per conto di quell’organo. Poi, riferito alla parole del premier, è chiaro che dispiace sempre e molto se ci sono considerazioni dure contro la magistratura. Ma, come dicevo, tutta la magistratura concorda nel dire no alla logica dell’isolamento mentre vuole a tutti i costi imporre l’agenda delle cose da fare. Che sono tante e tutte urgenti».

Davigo è noto dai tempi di Mani Pulite per le sue posizioni e affilate risposte. «La magistratura smetterà di occuparsi della politica quando quest’ultima smetterà di rubare» è quasi un suo biglietto da visita. Perchè tanto stupore?
«Liberissimo di dirlo individualmente. Non ora che è il presidente dell’Associazione nazionale magistrati che ha fatto dell’unità – dopo 24 anni di divisioni tra correnti – la sua cifra. È chiaro poi che se il singolo magistrato può avere una propria visione dei fatti e della politica, il presidente del sindacato che vede iscritti più di ottomila magistrati, deve muoversi con senso politico riferito all’oggi».

E qual è l’obiettivo dei magistrati oggi?
«Chiedono grande attenzione al loro lavoro in un momento in cui ci sono molte indagini per corruzione in molte procure a dimostrazione che la corruzione è l’emergenza in questo Paese. I magistrati poi fanno giuste rivendicazioni su come non funziona il processo penale, sulla lentezza dei procedimenti. Il nostro compito è quello di accertare i fatti: le generalizzazioni rischiano solo di fare confusione».

Davigo sembra non aver superato il «brrr che paura» che Renzi rivolse alle toghe ai tempi del provvedimento sul taglio delle ferie e della responsabilità civile dei magistrati.
«Il Presidente del consiglio allora sbagliò. Ma ora è stato superato e non possiamo essere certo noi che lo riproponiamo in eterno. Occorre andare avanti e concentrarsi su quello che serve, una vera riforma della prescrizione e processi più veloci».

Crede che ci sarà un chiarimento all’interno della giunta dell’Anm?
«Forse ci potrà essere una discussione. Sarebbe fisiologico: in fondo la giunta è appena nata e deve mettere a punto modi e contenuti».

Davigo ha detto che non serve intervenire sulle intercettazioni. C’è già il reato di diffamazione , sufficiente per tutelare i diritti di chi finisce sui giornali senza essere coinvolto. Concorda?
«Concordo sul fatto che lo strumento d’indagine non debba essere toccato. Sono meno d’accordo che sia sufficiente il reato di diffamazione per mettere un freno al copia-incolla degli atti giudiziari e alla caccia degli atti da parte dei giornalisti. Anche l’Anm ha sempre sostenuto che occorre trovare un punto di equilibrio nella diffusione del materiale. Soprattutto nell’interesse del processo. La strada maestra a mio avviso resta l’udienza stralcio dove il giudice, davanti alle parti, seleziona cosa serve e cosa no».

Senza scomodare nuovi strumenti legislativi, non sarebbe sufficiente una direttiva del Csm sulla falsa riga di quelle già adottate a Torino, Roma, Napoli, Firenze?
«È una delle possibili soluzioni per uniformare il raggio d’azione delle procure».

Che effetto ha fatto il discorso di Renzi al Senato?
«Spiace sempre quando un Presidente del consiglio fa dichiarazioni troppo critiche sulla magistratura. Detto questo, errori anche da parte nostra ci sono e ce ne sono stati. Spetta alla magistratura isolare e correggere quello che non va. Ma guai riproporre schemi di isolamento, non servono più a nessuno».

E le parole del presidente emerito Giorgio Napolitano sulle intercettazioni che «manipolate ferirono a morte» il suo consigliere Loris D’Ambrosio?
«Quelle mi hanno fatto molto male. In riferimento al ruolo e alla professionalità di D’Ambrosio».

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