Padoan replica alla Ue: “Ecco quanto costano migranti e sisma”

Legge di Bilancio
Il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan durante l'incontro-dibattito su Italia e Gb e sfide Europa all'Aspen, Roma, 3 febbraio 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Il ministro dell’economia snocciola i numeri ai commissari europei Dombrovskis e Moscovici in relazione alla legge di bilancio 2017

I migranti soccorsi in Italia sono triplicati dal 2014 e la spesa che deve affrontare l’Italia rischia di crescere ancora fino a 4,2 miliardi. I terremoti che scuotono la penisola chiedono un intervento straordinario non solo per la ricostruzione ma anche per mettere in sicurezza gli edifici, tra cui 42 mila scuole. Su queste argomentazioni il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha basato la sua risposta ai commissari europei Dombrovskis e Moscovici in relazione alla legge di bilancio 2017.

“Caro Valdis, Caro Pierre – scrive Padoan – grazie per la vostra lettera del 25 ottobre, in cui chiedete chiarimenti sul Documento programmatico di bilancio 2017 dell’Italia”. Bruxelles aveva infatti rimarcato la differenza esistente tra gli impegni assunti dal governo italiano a maggio sul deficit e sul percorso di aggiustamento dei conti pubblici, e le cifre contenuto nel bilancio 2017. A fronte di una correzione dello 0,6% del deficit strutturale richiesta dall’esecutivo Ue, l’Italia registra un peggioramento dello 0,4%; si passa cosi’ dall’1,2% nel 2016 all’1,6% nel 2017.

Nella lettera, Padoan fa notare che l’economia italiana “sta ancora vivendo condizioni cicliche difficili”, a seguito a una riduzione delle previsioni di aumento del Pil dovuta a “fattori esterni”, e all'”ultra basso” livello dell’inflazione che “complica lo sforzo di riduzione del rapporto fra debito e Pil”; “tutto questo suggerisce un aggiustamento piu’ graduale verso l’obiettivo di medio termine, che rimane l’equilibrio strutturale nel 2019″.

Il divario – spiega il ministro – tra il target 2017 rispetto al programma di stabilita’ 2016 “e’ ampiamente spiegato dalle spese straordinarie relative a immigrazione e rischi sismici”. “I confini esterni dovrebbero essere una questione di responsabilità comune – afferma Padoan – L’Italia sta giocando un ruolo cruciale nell’assicurare i confini esterni dell’Europa e ha compiuto uno sforzo finanziario eccezionale per conto dell’Unione europea per rispettare i suoi obblighi umanitari”. Il numero di migranti arrivati in Italia nel 2016 è più di tre volte quello del 2013 ed ancora più alto del 2011-2012; lo sforzo italiano è cominciato prima degli altri paesi dell’Unione europea, visto che l’Italia ha affrontato una pressione senza precedenti dal 2014 a causa del conflitto libico. Al 26 ottobre, le persone soccorse sono state 156.705, più che in tutto il 2015. Le spese per le operazioni di salvataggio dei migranti, per la prima assistenza e cure sanitarie, protezione ed educazione per più di 20 mila minori non accompagnati sono stimate in 3,3 miliardi (al netto dei contributi Ue) nel 2016 e 3,8 miliardi (0,22% del Pil) nel 2017; ma se il flusso dei migranti dovesse continuare a crescere ai ritmi attuali la spesa potrebbe salire a 4,2 miliardi (0,24% del Pil). A tutto ciò bisogna aggiungere il grande sforzo che sta compiendo il Paese a seguito dei terremoti: la spesa per la ricostruzione e l’assistenza alle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto sarà pari a 2,8 miliardi.

Ma data la frequenza di terremoti distruttivi e le sofferenze che causano alla popolazione italiana, il governo intende portare avanti un piano contro i rischi sismici; “l’intervento è necessario per assicurare – osserva Padoan – i nostri 42 mila edifici scolastici, 30% dei quali hanno bisogno di azioni di manutenzione strutturale o devono essere completamente ricostruiti”. Padoan fa notare che nel bilancio il costo per gli incentivi anti-sismici e’ stimato in 2 miliardi. Complessivamente l’aumento degli investimenti pubblici e incentivi fiscali antisismici comportano costi di bilancio vicini allo 0,2% del Pil.

Padoan non ha mancato infine di rammentare l’impegno del governo sugli investimenti e sulle riforme, condizione per ottenere la flessibilità: le riforme sono continuate “con un buon ritmo, soprattutto nei settori del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione, della governance del sistema bancario e delle procedure di insolvenza”. Ed ancora, le riforme all’esame del Parlamento, che riguardano il codice penale, la concorrenza, il fisco. Infine, il prossimo referendum sulla riforma della Costituzione che può avere – scrive Padoan – un impatto significativo” sull’economia.

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