Pacatamente, Cuperlo spiega a Speranza che non può fare l’anti-Renzi

Pd
Roberto Speranza con Gianni Cuperlo nell'Aula della Camera durante l'esame degli emendamenti alla riforma costituzionale, Roma 20 gennaio 2015. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

La ricerca di una papa (papessa) straniero. Difficile che Bianca dica sì

Gianni Cuperlo incarna alla perfezione un certo stile, pensoso, critico, autocritico, tipico della sinistra ex comunista (da Ingrao a Reichlin). Più uomo di pensiero che di battaglia, di Cuperlo è difficile non apprezzare il tono tranquillo anche quando dice cose nella sostanza molto toste, com’è il caso della sua intervista a Riccardo Barenghi della Stampa.

In sostanza, Cuperlo non diciamo che “rottama” la sinistra dem ma affonda il bisturi la dove fa più male: nel riconoscimento cioè della assenza di una visibile e credibile alternativa di leadership a Matteo Renzi: “Non siamo stati troppo disobbedienti ma semmai poco eretici (questo è ingraismo puro-ndr). E questo ha impedito a nuovi leader di imporsi. Renzi la sua svolta l’ha fatta, noi no”. Da questa constatazione discende la ricerca di un papa – o papessa – straniero: quel cercare fuori di sè le risorse che dentro di sè non si hanno. È realismo, ma amaro. L’ammissione di un un fallimento. Quello personale c’è stato – consumato nella sconfitta di Cuperlo alle primarie contro Renzi – ma qui c’è anche il garbato altolà alle velleità di Roberto Speranza, accreditato da più parti come il possibile campione della sinistra Pd contro Renzi.

E dunque il papa straniero. Lo sport prediletto dalla sinistra radicale, che ne ha consumati sei o sette in pochi anni; ma che fu anche del Pds quando trovò in Romano Prodi lo sfidante perfetto contro Berlusconi (perché i post-comunisti non potevano gareggiare in prima persona); e che adesso diventa l’assillo dei post-post-comunisti. La storia si ripete.

Così, appare un sogno di mezza estate con le fattezze di Bianca Berlinguer, contando su un “effetto Berlinguer” nel quale si salda l’imperitura nostalgia del grande leader comunista con la più prosaica vicenda della cosiddetta “epurazione” della giornalista. La quale, essendo una che conosce tic e vizi della sinistra d’ogni tempo, scommetteremmo che se ne guarderà bene dallo scendere in campo con una corrente che – parole di Cuperlo – “ha un problema di autorevolezza”.

E il gioco continua.

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