“Outcast”, l’uomo e il male in tv

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Una serie horror ben calibrata e ispirata a un fumetto passa ora al Comicon festival di Napoli e a giugno su Fox. Creato dal padre di “The walking dead” Robert Kirkman, il ciclo è un omaggio esplicito all’Esorcista di Friedkin.

Questa volta non avremo a che fare con degli zombie ma con il soprannaturale. È il male il vero protagonista di Outcast, serie tv in dieci episodi, prodotta dalla Fox e basata sul fumetto illustrato da Paul Azaceda. Nata dallo stesso creatore di The Walking Dead, Robert Kirkman (qui anche produttore esecutivo), la serie è incentrata non più sul grande filone degli zombie, ma su un altro classico del genere horror: le possessioni sataniche. Per vederla sul piccolo schermo sia negli Usa che in Italia bisognerà aspettare giugno (in 10 episodi prodotta da Fox International Studios sarà in onda a partire dal 3 giugno negli Usa su Cinemax e a seguire nei canali Fox di 125 paesi), ma chi volesse vedere la puntata pilota in anteprima potrà farlo domani al Comicon festival di Napoli.

Fin dal primo episodio Outcast non può non ricordare il cult dell’horror anni ‘70, L’esorcista al quale – come ha dichiarato la stessa produttrice esecutiva, Sharon Tal Yguado, a capo di Fox International Studios – la serie rende omaggio. Il rischio è quello della scarsa originalità, ma tutti, dai produttori al cast, sono certi di una cosa: Outcast è molto di più di un horror; è una serie tv che – grazie a una sceneggiatura e a un fumetto ben scritti – va oltre il semplice genere per sperimentare anche altri livelli di lettura che vanno al di là dei cliché – dai crocefissi all’acqua santa – che incontreremo episodio dopo episodio.

Quello che si nota fin da subito è un grande lavoro sui personaggi e sui rapporti che hanno tra di loro e dai quali emerge anche il significato stesso della serie. L’originalità, infatti, sta nel suo tema centrale che non è rappresentato dall’esorcismo, ma dal rapporto stesso dell’uomo con il male. Ed è da lì che riconosciamo la firma di Kirkman e lo stile di The Walking Dead: nell’usare i luoghi comuni dell’horror per approfondire l’analisi del genere umano e le sue dinamiche. E il risultato di questo approccio è appunto Kyle Barnes (Patrick Fugit, Almost famous; Gone girl), il protagonista dello show ambientato a Rome, una cittadina immaginaria del West Virginia. L’uomo vive isolato da tutti, nella casa della sua infanzia, completamente abbandonata alla desolazione e alla sporcizia.

Quello che ci appare in un primo momento come un uomo affetto da una profonda depressione, è in realtà un personaggio conflittuale, perché vittima del male fin dall’infanzia. Tutte le persone a lui più care, la madre e poi la ex moglie (Kate Lyn Sheil, che ha interpretato anche Lisa Williams in House of Cards), sono state possedute da queste oscure presenze demoniache e Kyle è costretto a subire gli effetti di questi particolari stati sovrannaturali che si manifestano in esplosioni rabbiose e animalesche da parte delle due donne tanto da ferire fisicamente e psicologicamente chiunque le circondi. Questi fatti lo portano a pensare che sia lui la causa scatenante di tanto male. Ed è questo che lo tiene lontano dalle persone che ama: la necessità di preservarle dal male e dal dolore. C’è un fatto scatenante che scuote definitivamente Kyle: un bambino posseduto che vive nel piccolo villaggio di Rome lo porta a trascinarsi fuori di casa per affrontare le sue più grandi paure e ripercorrere il suo passato per iniziare un percorso dentro se stesso, verso la verità.

Sarà un viaggio lungo e doloroso che alla fine della prima stagione avremo percorso solo in parte e probabilmente solo nella seconda stagione – di cui è già stato approvato lo script – riusciremo a capire fino in fondo chi è veramente Kyle. Ad accompagnarlo in questo suo viaggio interiore sono la sorella adottiva Megan (Wrenn Schmidt, che conosciamo anche nel ruolo di Julia Sagorsky in Boardwalk Empire) e il reverendo Anderson (Philip Gleinster, Life on Mars e Ashes to Ashes). Quest’ultimo non è il classico uomo di chiesa: bevitore e giocatore di poker, Anderson ha un passato oscuro e travagliato che ancora non conosciamo ma che si legge chiaramente dal suo volto, segnato da sofferenza e fatica, e un’anima infestata di demoni personali.

Nel cast troviamo anche, nel ruolo del capo della polizia di Rome, Reg E. Cathey, ovvero Freddy di House of Cards, ruolo che gli è valso due candidature agli Emmy. Un cast decisamente all’altezza di personaggi complessi ed estremamente sfaccettati come quelli di Outcast. Per interpretare il personaggio Patrick Fugit si è preparato confrontandosi soprattutto con Kirkman e con il produttore esecutivo Chris Black (Mad Men): «L’ho fatto per capire meglio cosa definisce Kyle e cosa lo porta a fare certe scelte», spiega l’attore classe 1982. Spesso farà scelte che lo avvicineranno più al lato oscuro che al bene. «Queste scelte – racconta Fugit – sono comunque motivate dal lato buono del suo personaggio» e in particolare dall’obiettivo reale della sua battaglia: riavvicinarsi ai suoi affetti. Tutto nella serie è come lui, tutto è un eterno conflitto tra bene e male, tra luce e oscurità. L’idea, dice Fugit, era appunto quella di lavorare «sull’altro lato di Kyle, quello della luce e delle lotte che lo motivano».

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