Ottimisti e pessimisti

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Meglio essere ottimisti. Si vive meglio e più a lungo

Nei giorni scorsi due uomini fra loro assai diversi hanno parlato con toni simili del nostro futuro. Uno è Simon Perez, ex contadino israeliano, premio Nobel per la pace, che è riuscito a farsi amare nel suo Paese e in tutto il mondo per l’equilibrio con cui ha saputo difendere Israele e contemporaneamente capire le ragioni di tutti.

L’altro è Jeff Bezos, anche lui nato da famiglia modesta, creatore di un’impresa, Amazon, che ne ha fatto uno degli uomini più ricchi del mondo. Ambedue animati da un inguaribile ottimismo, fondato soprattutto sulle potenzialità del nostro futuro tecnologico.

Perez, vecchio laburista, chiede di ridefinire destra e sinistra, concetti fondati sui beni materiali del ‘900, ma inadeguati a far fronte all’espansione dei beni immateriali propri delle diverse rivoluzioni tecnologiche, che modificano profondamente ogni aspetto della nostra vita. Bezos vuole colonizzare mondi extraterrestri e rendere i viaggi nello spazio alla portata di tutti.

Spero di campare abbastanza per farne uno. Rivoluzioni tecnologiche e nuove frontiere, due driver che hanno spinto l’umanità in avanti da millenni. Con velocità sempre maggiori. Vedremo nei prossimi anni se la messa a disposizione di queste nuove risorse produrrà un’ulteriore positiva fase nella globalizzazione o se la resistenza animata da nazionalismi e fondamentalismi religiosi riuscirà ad arrestare questo processo. «Ottimisti e pessimisti muoiono tutti allo stesso modo» dice Perez. Meglio essere ottimisti. Si campa meglio e più a lungo.

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