Orlando: “Nessuna guerra tra politica e magistratura”

Politica e Giustizia
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando durante la conferenza stampa sui dati di separazioni e divorzi, Roma, 26 Maggio 2015. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, torna sulle esternazioni di Davigo in un intervista a “La Repubblica”. E sulla prescrizione: “La nuova legge arriverà per l’estate”

La nuova legge sulla prescrizione arriverà per l’estate, mentre nelle intercettazioni saranno rafforzate quelle per i reati contro la pubblica amministrazione e non saranno limitate come strumento di indagine. Sono le parole del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in un’intervista a La Repubblica in cui smentisce una nuova guerra tra giudici e politica, “anche perché pregiudicherebbe i passi avanti che abbiamo compiuto finora”.

Quanto alle recenti esternazioni del presidente del’Associazione nazionale dei magistrati, il Guardasigilli afferma: “Davigo è un magistrato capace che spero sappia guidare l’Anm in una fase non semplice di cambiamento della magistratura. Un’intervista non fa una guerra – sottolinea – e sappiamo che parlare male dei politici in un momento di crisi democratica è una tentazione facile in tutt’Europa. Noi vogliamo parlare di come rendere la giustizia più efficiente, la guerra non la vogliamo e faremo di tutto per evitarla ricercando il confronto”, assicura Orlando.

Poi, evidenziando i passi in avanti nella giustizia civile e l’approvazione ricevuta dall’Onu sulla legge anticorruzione, il ministro mette in evidenza tre punti su cui potrebbe essere raggiunta un’intesa tra magistrati e politica: “si può essere tutti d’accordo su tre cose: vanno cercati più mezzi, vanno introdotti nuovi meccanismi processuali per rendere più rapido il processo, va modificato il meccanismo della prescrizione”. Ma è anche vero che “tra i diversi uffici, ci sono performance diverse a parità di leggi e risorse”. In particolare, sulla prescrizione “credo sia ragionevole pensare di chiudere entro l’estate – prevede il ministro della Giustizia – Capisco la diffidenza, ma è la stessa che faceva scommettere molti sul fatto che il falso in bilancio, l’autoriciclaggio, l’estensione della responsabilità al’incaricato di pubblico servizio, gli sconti di pena per l’imputato che collabora e gli ecoreati sarebbero tutti andati a finire in un nulla di fatto”.

Il Guardasigilli precisa inoltre come i magistrati italiani, in media, lavorino più dei colleghi europei, anche se spesso gli uffici sono organizzati in modo molto diverso. “Queste differenze pesano tanto sulle performance del civile, quanto sul penale. Io rivendico il merito di aver costruito la banca dati che consente di misurare le differenze, e quindi di intervenire”.

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