Orfini a Unità.tv: “Il 3 settembre tutti insieme senza bandiere contro la mafia”

Roma
Matteo Orfini durante la festa dell'unità al parco delle valli, Roma 19 giugno 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

“Mi rivolgo a tutte le forze, a Marchini e all’opposizione, ma anche a quotidiani, associazioni, personalità cittadine e religiose: per un giorno mettiamo da parte le polemiche e scendiamo in piazza insieme”

Apprezzamento per la scelta assunta oggi dal consiglio dei ministri di non sciogliere il comune di Roma per mafia. E poi una proposta dal chiaro significato politico e d’immagine: fare della manifestazione del 3 settembre a piazza Don Bosco, il luogo del funerale-show di Vittorio Casamonica, già indetta dal Pd, un appuntamento unitario, senza simboli di partito né bandiere, un momento in cui tutta la città possa unirsi contro la mafia che a Roma c’è. E’ Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario a Roma, a lanciare l’idea attraverso il nostro sito, Unità.tv.

Il consiglio dei ministri ha certificato che il Comune di Roma non va sciolto per mafia e ha assunto provvedimenti che aiuteranno a contrastare la criminalità e ad affrontare al meglio l’anno giubilare. Decisioni importanti – commenta Orfini – che dimostrano la bontà della tesi che abbiamo sostenuto in questi mesi ma che non devono portarci a nascondere le difficoltà che la capitale sta vivendo. Quando, grazie al lavoro della procura guidata da Pignatone, il tema delle infiltrazioni mafiose si è imposto all’attenzione dell’opinione pubblica molti hanno avanzato perplessità e dubbi sull’impianto dell’inchiesta. E’ una reazione tipica che altre realtà del nostro paese hanno conosciuto”.

“Non si nega il fenomeno mafioso, lo si sminuisce – afferma il commissario del Pd romano – un errore grave che racconta la mancanza di anticorpi della città. Roma sembra ‘assopita e inerte’, ha notato giustamente Francesco Rutelli. In questi anni di crisi economica durissima le reti sociali hanno finito per dissolversi e nelle grandi periferie della città ci si sente più soli, fragili, come ha scritto recentemente Andrea Riccardi. Un terreno di coltura ideale per le infiltrazioni criminali”.

Per Orfini, “al di là delle responsabilità istituzionali che vanno sicuramente individuate, è questa fragilità della città ad aver reso possibile il funerale-show di fine agosto: una ferita grave, uno sfregio al nostro paese. Che chiama in causa le classi dirigenti e impone un salto di qualità, una presa di coscienza collettiva. Roma non è una città mafiosa, ma a Roma la mafia c’è ed è pericolosa e forte. Per sconfiggerla bisogna chiamarla col suo nome e affrontarla. Non è una sfida che può essere scaricata solo su Procura e forze dell’ordine. O sull’amministrazione. Occorre l’impegno della città”.

Ed ecco l’idea: “Dopo aver visto le immagini del funerale ho lanciato la proposta di una manifestazione che simbolicamente servisse a riprendersi quella piazza. Ho proposto di tenerla il 3 settembre, anniversario dell’omicidio del generale Dalla Chiesa. Dopo le prime importanti adesioni abbiamo deciso di farne non una manifestazione di partito, ma una piazza civica, senza simboli con una sola parola d’ordine che dovrebbe unirci tutti: antimafia capitale. Una manifestazione non basta, certo. Ma serve a svegliare le coscienze, a costruire consapevolezza e a rafforzare anticorpi ancora così fragili”.

“Mi chiedo se quella piazza non possa diventare occasione di una prima risposta collettiva”, dice Orfini. Che insiste: “Per un giorno interrompiamo le polemiche, lasciamo da parte le divisioni e le legittime divergenze di vedute che hanno segnato il dibattito pubblico in questi mesi. Dimostriamo che le istituzioni e la città di fronte all’affronto mafioso sono unite. Mi rivolgo ai nostri avversari, per esempio a chi come Alfio Marchini ci ha sfidato alle elezioni; alle forze politiche di opposizione. Ma anche ai grandi quotidiani della città, alle forze sociali ed economiche, alle grandi personalità cittadine, alle istituzioni religiose, alle tante associazioni che quotidianamente lavorano per migliorare le cose: la storia del nostro paese insegna che per sconfiggere la criminalità organizzata serve unità e consapevolezza. Dimostriamola almeno per un giorno, unendo la città contro un nemico pericoloso, ma che siamo perfettamente in grado di sconfiggere. Sarebbe già un buon inizio”.

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