Una poltrona per due. Al Consiglio di sicurezza Onu è accordo Italia-Olanda

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I due stati hanno deciso di spartirsi il biennio 2017-2018, un anno a testa, con l’Italia nel 2017 e l’Olanda nel 2018

Dopo otto ore di seduta aggiornata a più riprese e quattro votazioni senza un risultato netto, la battaglia tra Italia e Olanda per il seggio non permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è conclusa con un accordo.

I due stati hanno deciso di spartirsi il biennio 2017-2018, un anno a testa, con l’Italia nel 2017 e l’Olanda nel 2018. Adesso la proposta dovrà essere sottoposta ai Paesi del gruppo Europa occidentale per l’approvazione, ma si tratta solo di una formalità. Un accordo che è anche simbolo di unità tra i Paesi europei, “in risposta a una Europa che sembra volersi sgretolare”, ha detto il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, non appena uscito dall’aula dell’Assemblea generale.

L’annuncio è stato fatto davanti all’assemblea dal ministro degli Esteri olandese Bert Koenders, dopo il quale è intervenuto Gentiloni: “Volevamo dare un senso di unità visto che eravamo arrivati a una situazione di parità, 95 a 95″, ha detto Gentiloni ringraziando tutti i delegati dell’assemblea. A questo punto, questa mattina alle 10 il gruppo dei paesi dell’Europa occidentale si riunirà per iniziare a valutare la proposta. E il via libera dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, come ha confermato Gentiloni.

 

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Dopo l’ultimo voto, 95 a 95, l’Italia ha avanzato la proposta formale che prima è stata discussa al telefono con Bruxelles, dove si trovavano sia Matteo Renzi che il leader olandese Mark Rutte per la riunione sulla Brexit. Dopo l’ok, è stata presentata dalle rispettive delegazioni nell’ufficio del presidente dell’Assemblea Generale, Mogens Lykketoft. Dove è stata limata e poi portata in aula.

Nel corso della giornata di ieri ci sono stati cinque voti: nel primo l’Olanda è arrivata a 125 preferenze contro le 113 italiane, senza appunto raggiungere i 128 voti necessari per la maggioranza di due terzi. Poi nei quattro ballottaggi successivi il margine si è velocemente consumato: prima 98 a 92 per l’Olanda, poi 96 a 94 sempre per l’Olanda, ancora 96 a 95 sempre per l’Olanda e infine la parità: 95 a 95. Gli altri quattro membri eletti per il biennio 2017-2018 sono la Svezia passata con 134 voti, la Bolivia, con 183, l’Etiopia con 185 e il Kazakistan con 138.

Gentiloni ha definito l’intesa una scelta “innovativa e creativa”, che è anche un importante messaggio di unità dopo la Brexit, anche se è nata per evitare una situazione di stallo. Infatti le votazioni sarebbero potute andare avanti ancora per giorni, se si fosse scelto la strada della guerra. Invece la valutazione finale – come hanno sottolineato entrambi i ministri in una conferenza stampa congiunta – è stata quella di fermarsi e mediare. Un segnale forte, che in questo periodo di sentimenti anti-europei e di minacce di nuovi referendum per lasciare l’Unione, appare come una decisione di speranza.

L’accordo di dividere il seggio tra due Paesi è molto raro ed è successo solo poche volte nella storia. Nel 1955 tra Yugoslavia e Filippine, nel 1961 tra la Polonia e la Turchia, ma mai era successo dopo il periodo 1946-1965. C’è da dire che il pareggio dell’Italia “senza i rigori”, come lo ha definito Gentiloni, era inatteso. Anzi l’Italia era data favorita all’interno della regione Europa occidentale, soprattutto per la sua posizione strategica nel Mediterraneo. Proprio su questo ha insistito Gentiloni: “Tra i temi su cui lavoreremo ci sono l’Africa, la lotta a Daesh, i cambiamenti climatici e i migranti”.

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