“Omissioni” su abusi edilizi, ecco la nuova tegola sul Comune di Pomezia

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Secondo la Regione Lazio, nonostante i ripetuti solleciti, il Comune ha omesso di fare alcuni accertamenti

Il grillino Comune di Pomezia accusato di essere “omissivo”. La giunta regionale del Lazio ha calato la scure nominando un commissario sull’affare abusi edilizi per cui il sindaco Fabio Fucci era finito al centro delle polemiche meno di un anno fa. Che il settore dell’urbanistica sia sempre stato problematico per la giunta di Fucci è cosa nota. Alle cronache sono balzati contenziosi finiti in tribunale, commissariamenti e il conflitto di interessi di due suoi consiglieri, che ha visto persino il Tar esprimere un parere.

Questa volta però la Regione fa un passo in più e strappa dalle mani degli uffici del Comune le carte di una pratica delicata, che coinvolge più di cento famiglie, e in cui gli equilibri politici si mescolano irrimediabilmente con le vicende giudiziarie.

Uno schiaffo per il sindaco di Pomezia, paladino della trasparenza, che a Radio Cusano Campus lo scorso giugno accusava la Regione Lazio di stare “avallando una serie di scelte urbanistiche per affossare la nostra città”.

Secondo l’Amministrazione di Nicola Zingaretti (delibera 626/2016) nonostante i ripetuti solleciti da parte della Regione, iniziati circa un anno e mezzo fa su impulso dei due avvocati di Pomezia Francesco Falco e Tiziana Fiorini, che assistono alcune famiglie, il Comune ha omesso di fare gli accertamenti sui sottotetti di sette palazzine del quartiere 167, per controllare che non fossero stati trasformati abusivamente in appartamenti. Solo due palazzi su nove, scrive la Regione, sono stati controllati dal Comune, a gennaio, senza rilevare nulla di preoccupante.

E tutti gli altri? “Il Comune di Pomezia non ha fatto pervenire notizie relative alle condizioni di possibile abusivismo edilizio, risultando omissivo rispetto agli obblighi di vigilanza e controllo sulla legittimità delle attività edilizie”, è il giudizio della Regione, che ora incarica un commissario di valutare la situazione e capire se ci siano i presupposti per la demolizione o per applicare sanzioni economiche.

Non si tratta di palazzi qualsiasi. I nove edifici in questione sono stati costruiti da altrettante cooperative con permessi edilizi di 10 anni fa risultati irregolari, con il Tribunale di Velletri che, mentre con una sentenza del 2014 prescriveva i reati di abuso d’ufficio e falso ideologico per la ex dirigente all’Urbanistica e altri dipendenti comunali, rilevava che era stata permessa la costruzione di due piani in più (il 6° e il 7°) e invitava il Comune a intervenire sugli abusi. Già allora il tribunale segnalava come, su sette palazzi, i settimi piani che dovevano essere volumi tecnici, cantine o soffitte, sarebbero stati in realtà “predisposti per uso abitativo”.

Accantonato che l’amministrazione grillina, nel settembre 2015, ha fatto approvare al Consiglio comunale una delibera che, modificando le norme urbanistiche, rendeva regolari a posteriori (e senza alcun corrispettivo economico) quei permessi, oggi la Regione Lazio, secondo cui l’interesse delle famiglie che hanno acquistato le case deve comunque essere tutelato, si sofferma solo su quei sottotetti che vanno assolutamente controllati, per evitare che siano “spacciati” per appartamenti e invece siano tutt’altro.

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