Omicidio Regeni, nuovi dubbi dalla procura egiziana

Cronaca
Giulio-Regeni

Nuove contraddizioni sull’ora del decesso e le lesioni sul corpo del ricercatore italiano

Nuovi particolari, ma poche conferme. Anzi. I dubbi aumentano attorno al caso dell’uccisione di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato morto il 3 febbraio scorsi al Cairo.

Tutte le lesioni riscontrate sul corpo sarebbero state inflitte fra le 10 e le 14 ore precedenti il decesso, avvenuto proprio il giorno precedente il ritrovamento, il 2 febbraio. Dalle dichiarazioni del direttore della Procura di Giza, Hossam Nassar, all’Agenzia Nova, emergono nuove questioni, nuove domande sul caso.

 

E soprattutto nuove informazioni che sembrano contraddire le precedenti: il decesso, infatti, secondo i magistrati di Roma, era avvenuto attorno al 30 o al 31 gennaio, quindi 3-4 giorni prima il suo ritrovamento e secondo l’autopsia effettuata dall’Istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza di Roma, invece, le torture sul giovane sono avvenute per diversi giorni.

E anche le informazioni legate alle ferite sul corpo di Regeni non sembrano corrispondere con la versione italiana: “Non è stato possibile appurare se i segni rinvenuti sulla sua spalla destra siano stati causati da bruciature di sigaretta, da una penna o da un cucchiaio”, ha detto il procuratore, smentendo inoltre che al giovane siano state strappate le unghie mentre era ancora in vita. “Alcuni campioni di unghie sono stati prelevati per appurare se abbia opposto resistenza contro qualcuno”, rilevando eventuali tracce biologiche, ha aggiunto il magistrato. “Le sue orecchie non sono state tagliate”, secondo Nassar; “i tagli alle orecchie e sul corpo a cui si riferiscono i media italiani siano stati effettuati durante l’autopsia per prelevare dei campioni”.

Riguardo al giorno della sua scomparsa, secondo Nassar, il ricercatore italiano si stava recando a piazza Tahrir, era il 25 gennaio, il quinto anniversario della rivoluzione egiziana. L’ultimo segnale inviato dal suo cellulare sarebbe stato dalla metropolitana di al Dokki, mentre alcuni media riportavano il nome della fermata di El Behoos, quando Regeni si sarebbe connesso a Internet. Ma quel giorno la stazione di piazza Tahrir era chiusa e per arrivare all’appuntamento il 28enne avrebbe dovuto scendere alle fermate di Mohamed Naguib o Attaba.

 

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