“Oltre 700 bambini morti nel 2015″. Migrantes contro l’Ue: “Bombarda ma non salva le vite”

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Monsignor Perego critica Triton e il sistema degli hotspot: “Una vergogna che pesa sulla coscienza europea”

“L’Europa che trova sempre risorse per bombardare, non trova risorse per salvare vittime innocenti”. È la denuncia di monsignor Gian Carlo Perego. Il direttore generale della Fondazione Migrantes punta il dito contro quella che definisce una “strage silenziosa nel Mediterraneo, con i morti che sono più che raddoppiati nel 2015 rispetto al 2014: da 1600 a oltre 3200″. Impressionante il dato che riguarda “le morti di bambini, dimenticate: oltre 700 dall’inizio dell’anno”. Sotto accusa è l’operazione Triton che “non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all’operazione italiana Mare Nostrum”. Per Perego, questa è “una vergogna che pesa sulla coscienza europea”.

Iniziano intanto a circolare le bozze delle conclusioni del Consiglio europeo che si riunirà la prossima settimana, nelle quali si richiederà di rimediare rapidamente alle inefficienze del funzionamento degli hotspot per l’accoglienza e l’identificazione dei migranti nei paesi europei di primo arrivo e e in particolare di “assicurare la registrazione e scoraggiare il rifiuto ad essere registrati”. Un punto su cui l’Italia è particolarmente sotto accusa da parte dei partner europei e rischia anche l’avvio di una procedura d’infrazione.

Ma proprio il sistema degli hotspot è giudicato inopportuno da Migrantes, che si concentra sul centro di accoglienza di Lampedusa, con “più di 20mila persone arrivate al porto e trasferite nel centro, chiuso ad ogni ingresso e uscite. La paura insieme alla convenienza sembra far ritornare indietro di anni il cammino di protezione internazionale costruito in Europa”. Un modello al quale si contrappone quello che la Chiesa sta realizzando dopo l’appello di Papa Francesco del 6 dicembre scorso: “Un’accoglienza diffusa, costruita insieme, senza conflittualità. Un’accoglienza intelligente che aiuta anche a conoscere volti e storie di sofferenza e a costruire, in questo tempo di Avvento, percorsi e progetti di cooperazione internazionale. Ancora una volta – conclude monsignor Perego – la Chiesa costruisce un gesto concreto, che supera pregiudizi e contrapposizioni ideologiche, che accompagna le persone, nella prospettiva di una ‘cultura dell’incontro’ che sola rigenera le nostre città”.

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