Olio (non) extravergine, la pubblicità inganna i consumatori?

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Sette marchi sotto accusa, non solo per la qualità ma anche per spot ed etichette

Le competenze dell’Antitrust italiano sono ormai così complesse e vaste che è utile spiegare il perché di alcuni recenti interventi. Ad esempio, nel settore alimentare.

Una delegazione della Coldiretti ha infatti consegnato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato un dossier sulla situazione di squilibrio contrattuale dei produttori lattiero-caseari. La documentazione, contenente un’ampia analisi dei costi di produzione e dei prezzi al consumo, sarà esaminata per verificarne i contenuti. L’intervento dell’Antitrust è giustificato dall’articolo 62 di una legge del 2012 che stabilisce i criteri relativi alla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari.

I contratti che hanno ad oggetto la cessione dei prodotti agricoli e alimentari, ad eccezione di quelli conclusi con il consumatore finale, devono essere stipulati obbligatoriamente in forma scritta e indicano a pena di nullità la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento. Ma soprattutto devono essere informati a principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni, con riferimento ai beni forniti. In particolare, dispone la normativa, nelle relazioni commerciali tra operatori economici, è vietato ‘’imporre direttamente o indirettamente condizioni di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, nonché condizioni extracontrattuali e retroattive’’.

Restando sempre in tema di prodotti alimentari, è recentissimo un altro intervento del Garante relativo all’olio d’oliva extra vergine. Sulla base delle segnalazioni pervenute da un’associazione di consumatori, l’Antitrust ha avviato sette istruttorie per presunte pratiche commerciali scorrette, nei confronti di alcune importanti aziende che commercializzano olio in Italia. Oltre a tre marchi del Gruppo Carapelli (“Carapelli Il frantoio”, “Bertolli Gentile” e “Sasso Classico”), gli altri sono “Carrefour Classico”, “Cirio 100% italiano”, “De Cecco Classico”, “Prima donna Lidl”, “Pietro Coricelli Selezione” e “Santa Sabina”.

Secondo quanto segnalato, a seguito di test condotti dal laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, le caratteristiche organolettiche e chimiche dei campioni di olii sottoposti a verifica sarebbero risultate inferiori ai valori previsti per qualificare l’olio come extravergine di oliva. Queste condotte, una volta verificate e accertate, potrebbero rappresentare pratiche commerciali scorrette, altra competenza, tra le tante, degli uffici di Piazza Verdi: le indicazioni riportate sulle etichette e nelle campagne pubblicitarie, per prodotti che non corrispondono alle caratteristiche qualitative dichiarate, sarebbero appunto suscettibili di indurre in errore i consumatori nelle loro scelte d’acquisto. Da qui l’intervento.

Tutte le informazioni disponibili su www.agcm.it.

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