Olimpiadi: Raggi ha dubbi su tutto, anche sul referendum

Amministrative
Il candidato sindaco di Roma Virginia Raggi durante l'incontro organizzato da Unindustria al centro Congressi all'Eur, Roma, 10 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Manca una decisione anche sull’iniziativa dei Radicali. L’asse Lega-M5S contro i Giochi iniziò in Veneto. Pregiudizio politico e non di merito

«Ci lavoreremo. Sì, ci penseremo». Quando si dice avere le idee chiare. Se le Olimpiadi a Roma nel 2014 sono un pensiero «criminale» (cit. Raggi), anche utilizzare lo strumento democratico per eccellenza come il referendum non convince la candidata sindaco Virginia Raggi. Che ieri, giorno in cui il radicale Riccardo Magi ha avviato la raccolta firme per il referendum cittadino, ha confermato la posizione ondivaga dei 5 Stelle su una delle questioni chiave della campagna elettorale e del futuro della Capitale. Raggi dice che il Movimento «valuterà» anche il referendum. Paola Taverna propone di «spostare le Olimpiadi».

Di Battista ha detto che non sarà il M5S a fermare la procedura di candidatura. Il punto è che Roma 2024 non sono per i 5 Stelle una scelta da valutare nel merito come ripetono ad ogni occasione («prima l’ordinario poi le Olimpiadi»; «i cittadini, chi vive nelle periferie, non ci chiedono i Giochi»). Bensì sono lo strumento politico per attaccare il governo, Renzi e il candidato del Pd Giachetti. Un no pregiudiziale e un’incertezza da dosare con cura a seconda del momento per mettere in difficoltà gli avversari. La prova di questo pregiudizio politico e non di merito va cercata addirittura in Veneto.

Il 3 settembre 2015 il consiglio regionale, su iniziativa del consigliere del Carroccio Antonio Guadagnini, approva una mozione che boccia i giochi olimpici a Roma. Il provvedimento impegna il governo del Veneto «ad esprimere tutta la propria contrarietà a tale candidatura, per motivi etici, morali, economici, sociali, estetici». E passa grazie ai voti dei Cinque Stelle con una motivazione durissima: «L’amministrazione comunale di Roma è stata pesantemente coinvolta in Mafia Capitale che ha dimostrato come i tentacoli della mafia si siano inseriti in un gran numero degli apparati romani»; «l’orga – nizzazione dei grandi eventi sportivi si è sempre dimostrata a Roma un fallimento, dai Mondiali di calcio 1990 agli ultimi Mondiali di nuoto del 2009 denominati “le piscine della vergogna” e come il costo di tali sventure sia ricaduto anche sui cittadini veneti».

Negli stessi giorni in Campidoglio, sindaco Marino, passa il provvedimento che ha avviato l’iter della candidatura con solo sei voti contrari: i quattro consiglieri grillini tra cui Virginia Raggi, Noi con Salvini, cioè la Lega romana e Riccardo Magi, il radicale che è l’unico che mostra coerenza chiedendo da subito il referendum. Fin dall’inizio quindi il dossier Roma 2024 è stato individuato come quello che più facilmente poteva tenere unito l’asse Carroccio a 5 Stelle e usato come arma contro il governo, il Pd e Renzi. In cinque mesi di campagna elettorale Virginia Raggi e il Movimento avrebbero avuto tutto il tempo di capire il reale sentimento dei romani nei confronti dei Giochi Olimpici.

A maggior ragione, se questa fosse la loro priorità, dovrebbero oggi appoggiare a mani basse il referendum promosso dai Radicali e dare una mano per raccogliere 28 mila firme in tre mesi. E in questi cinque mesi, se il buon senso – come dicono – fosse il loro principio guida, avrebbero almeno dovuto documentarsi sui nuovi criteri del Cio di selezione delle candidature e della organizzazione dei giochi. Dice il neo eletto sindaco di Cagliari Massimo Zedda, l’unico sindaco Pd che è riuscito a tenere insieme la sinistra più radicale: «Non volere le Olimpiadi è come affermare preventiva mente di non essere in grado di gestire un grande evento che porta sviluppo e di non sapere governare in modo pulito e trasparente».

Ma dice di più il giovane Zedda: «Da qualche anno il Cio ha adottato requisiti di partenza rigidi e controllabili proprio per evitare sprechi e impianti inutili». In questi mesi i 5 Stelle si sono sempre e solo limitati a dire dei no basati su argomentazioni qualunquiste (da Mafia capitale all’incapacità di gestione dimostrata da esperienze passate) e non hanno mai avanzato analisi. deduzioni o controdeduzioni sui progetti (70% delle opere già esistenti) e i preventivi presentati (3 miliardi e due per la realizzazione e la gestione dell’evento) . Forse Grillo e la Casaleggio associati farebbero bene a mettere in fretta la testa sul dossier giochi olimpici e poi dare la linea ai loro esecutori. I «se», i «ma», i «vedremo» non fanno bene al candidato Italia che ha avviato da oltre un anno l’iter della candidatura e ha davanti a sè un timing serrato di appuntamenti prima del verdetto finale a settembre 2017.

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