Olimpiadi, diplomazie al lavoro, s’incrina il fronte del No grillino

M5S
The Olympic games logo Roma 2024 at Palazzetto dello sport in Rome, Italy, 14 December 2015 
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La prima cittadina riflette sulla retromarcia e il vicesindaco Frongia “tratta” con i vertici Coni. Luca di Bartolomei: “Un referendum per far partecipare i cittadini”

Il tempo inizia a scarseggiare: il 7 ottobre il comitato promotore di Roma2024 dovrà consegnare al Cio la fase 2 del dossier (Governance, aspetti legali e finanziamento delle venue) e per quella data il dado dovrà necessariamente essere tratto visto che del fascicolo dovranno far parte anche le garanzie firmate dal Campidoglio. Tre settimane soltanto, allora, per decidere se Roma è dentro la partita che porterà fino a Lima dove il 13 settembre del 2017 verrà eletta la città che ospiterà le Olimpiadi del 2024. Logico allora che le pressioni si facciano ogni giorno più forti e che la questione olimpica sia ogni giorno più decisiva per la sindaca Virginia Raggi.

Il Movimento 5 Stelle si è espresso chiaramente e netto è stato il “no” con cui Beppe Grillo ha di fatto scavalcato la prima cittadina imponendole di cancellare quanto deciso dalla Giunta Marino e ritirare la Capitale dalla corsa per i cinque cerchi. Però, col passare dei giorni, il silenzio da palazzo Senatorio agita le acque di un Movimento sempre più spaccato e sempre più litigioso. A quanto è dato sapere, per motivi di cortesia costituzionale con il comitato paralimpico impegnato ancora a Rio, l’annuncio ufficiale del “no” dovrebbe arrivare soltanto dopo il rientro in Italia del presidente del Cip Luca Pancalli.

Però, nel frattempo, la diplomazia continua a muoversi dietro le quinte mentre rimbalzano le indiscrezioni su una Raggi tentata dalla retromarcia e disposta alla rottura con il M5S. Non sarebbe un caso il fatto che in questi giorni le voci a favore delle Olimpiadi dentro la giunta capitolina si sono moltiplicate. «Sono uno sportivo, sarebbe bellissimo ospitarle», commentava due giorni fa l’assessore alle Attività Produttive Adriano Meloni. «Se sono Olimpiadi per la vita delle persone, per il loro benessere, non vedo perché dire di no», aveva spiegato due settimane fa l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini aggiungendo che «c’è un margine per ripensarci» rispetto alla posizione di assoluta chiusura mostrata in campagna elettorale. E favorevoli alle Olimpiadi si sono detti anche l’economista Nino Galloni («Sono una grandissima opportunità») e il generale della Finanza Ugo Marchetti, principali candidati al posto di assessore al Bilancio rimasto vacante dopo le dimissioni di Marcello Minenna. Ed era stato proprio l’uomo Consob, prima di lasciare in polemica per la revoca della capo di gabinetto Carla Raineri, a spiegare a Raggi che le Olimpiadi erano l’unica opportunità per rimpinguare un bilancio comunale pericolosamente in rosso che non permetterebbe investimenti e che anzi andrebbe messo in sicurezza con ulteriori pesanti tagli.

La diplomazia, si diceva, continua a muoversi e in questi giorni, sul fronte Campidoglio, è affidata soprattutto al vicesindaco Daniele Frongia in virtù del suo ottimo rapporto con il presidente del comitato Paralimpico Luca Pancalli. Proprio Frongia, infatti, la scorsa settimana avrebbe incontrato per un pranzo non ufficiale (non il primo, probabilmente non l’ultimo) alcuni dirigenti del Coni. Piatto principale a tavola, ovviamente, la questione Roma2024. Anche perché in queste settimane, per provare ad infrangere il muro del “no”, il comitato promotore ha più volte recapitato in Campidoglio la propria disponibilità a rivedere con i nuovi inquilini di Palazzo Senatorio il dossier sulle strutture che andrà messo a punto entro il 3 febbraio prossimo, giorno previsto per la presentazione al Cio del progetto definitivo. Tempo per discutere e trovare un accordo, insomma, ci sarebbe. A patto di non bloccare tutto già adesso.

Nel frattempo si moltiplicano gli appelli rivolti alla sindaca per la convocazione di un referendum popolare per far esprimere i cittadini romani sulla questione. Una possibilità che la stessa Raggi aveva annunciato durante la campagna elettorale. Appelli che si fanno forza anche di un sondaggio del Censis secondo cui la maggioranza dei romani (risicata) sarebbe favorevole ai Giochi. «Se Raggi vuole indire un referendum è il sindaco di Roma, è del tutto autonoma ed è liberissima di farlo», commentava nei giorni scorsi Alessandro Di Battista, uno che il suo “no”ai Giochi lo ha ripetuto fino alla nausea. «Non ci siamo mai opposti al referendum, siamo aperti al dialogo», ha ripetuto anche nei giorni scorsi il presidente del Coni Giovanni Malagò. A chiedere che sia data ai romani la possibilità di esprimersi ieri è stato anche Luca Di Bartolomei, responsabile Sport del Pd. «La candidatura può essere una gigantesca opportunità per rimodellare la Capitale a patto che partecipino attivamente i cittadini e che valga sempre che quel motto per cui ognuno vale uno», ha scritto Di Bartolomei chiedendo «un referendum da fare presto che interroghi i cittadini e costringa tutti a motivare i sì e i no, a far comprendere cosa significa questa opportunità, indicando il come il dove e con quali risorse trasformare i Giochi da “due settimane di sport meraviglioso”in alcuni decenni di una città migliore di quella che c’era prima».

Passano i giorni e il silenzio della Raggi aumenta l’incertezza. E se dalle parti del comitato promotore le speranze restano al lumicino, nelle chat e i conciliaboli dei vertici del Movimento il nervosismo aumenta.

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