Olimpiadi 2024, continua il silenzio della giunta Raggi

Roma
ANSA/ANGELO CARCONI

Da Malagò fino al sindaco di Frosinone, si torna a fare pressing sul Campidoglio per una risposta celere sulla candidatura della Capitale

Si chiudono le Olimpiadi a Rio, ma in attesa di quelle di Tokyo, già si parla, anzi si riparla di quelle delle candidature per il 2024 e la polemica torna a Roma e sul silenzio da parte del Campidoglio.

A tornare sul tema è il presidente del Coni Giovanni Malagò che, durante la conferenza stampa sul bilancio degli atleti azzurri a Rio rivolge il suo ultimo pensiero alla candidatura della Capitale ai Giochi del 2024. E a chi gli chiede aggiornamenti, Malagò risponde: “Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare come attività di lobbying e in modo discreto. Poche settimane e sapremo cosa succederà”. E c’è chi gli chiede ancora se l’assenza del sindaco Virginia Raggi in Brasile possa pesare nella valutazione di un’eventuale candidatura di Roma 2024: “Per avere le pagelle alte bisogna avere tutti i voti alti, e noi su quel punto non siamo giudicabili – ha spiegato Malagò -. Certo è che il Cio ha apprezzato la presenza del governo e del premier, così come è stato entusiasta di Casa Italia“.

Insomma, sul tema Olimpiadi la giunta Raggi preferisce prendere ancora tempo: “Ne parleremo al ritorno del Coni da Rio”, ha risposto il vicesindaco Daniele Frongia. E tutta questa attesa sembra aver innervosito il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, che ha lanciato la sfida a Raggi, proponendo le altre province laziali come luoghi candidabili per i Giochi del 2024, se l’intenzione della Capitale rimarrà quella di non candidarsi.

“Se il sindaco di Roma, dopo aver espresso la propria contrarietà alla localizzazione del nuovo stadio dei giallorossi, con un investimento superiore al miliardo di euro, dovesse insistere anche nella contrarietà rispetto al progetto delle Olimpiadi 2024 – ha detto Ottaviani – pur rispettando le opinioni della Raggi, credo che quattro città capoluogo del Lazio e la stessa provincia romana abbiano non solo il diritto, ma anche il dovere, di surrogarsi in quella che rappresenta un’opportunità unica per l’intero Paese“.

Certo, le Olimpiadi devono essere assegnate formalmente ad una città e non a una nazione, ma “il riverbero economico e di immagine” investe tutto il Paese e tutte le istituzioni, “dal governo centrale a quello regionale per finire con l’esecutivo del più sperduto municipio territoriale”, ha aggiunto Ottaviani, secondo il quale la soluzione “potrebbe essere quella di indicare le Olimpiadi non semplicemente con il nome di ‘Olimpiadi di Roma 2024′, non permesso dalla giunta capitolina, bensì come ‘Olimpiadi di Roma Capitale 2024′, in quanto la Capitale è riferibile ad una intera nazione e non può essere appannaggio delle volontà, positive o negative, di un unico Comune”.

Il sindaco lancia così Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti come le “quattro città capoluogo del Lazio a conferire il supporto istituzionale alle Olimpiadi, all’area metropolitana romana, e agli sforzi che stanno profondendo in questa direzione sia il Coni, sia il nostro governo”.

Sicuramente quella del sindaco di Frosinone è più una provocazione che una reale proposta, un modo per fare di nuovo pressione sulla giunta riguardo alle Olimpiadi del 2024 che sembrano essere finite nel dimenticatoio. Più che un sì o un no alla candidatura, ora da parte di Raggi ci si aspetta almeno una dichiarazione.

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