Ogni grande impresa adotti un museo

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Il ministro Dario Franceschini è intervenuto durante gli Stati generali della cultura: «Pubblico e privato insieme per una nuova cultura»

«Vorrei che ogni grande impresa italiana adottasse un grande museo e ne diventasse main partner». Parole di Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, intervenuto a conclusione della giornata organizzata da Il Sole 24 ore (in collaborazione con Fondazione Roma Arte-Musei) e dedicata, per il quarto anno, agli Stati generali della Cultura.

Un confronto serrato e variegato tra istituzioni, esperti, mecenati durante il quale si è parlato di investimenti «per una nuova cultura», focalizzando il discorso soprattutto sui modelli virtuosi di gestione museale, sui restauri del patrimonio culturale e in particolare sul rapporto pubblico/privato. Ma quale strategia bisogna adottare per investire nella cultura intesa come sistema? Da questa domanda, in fondo, partiva anche il Manifesto per la Cultura lanciato nel 2012 che ha raccolto migliaia di adesioni e che oggi trova una linea di continuità nelle misure previste dalla Legge di Stabilità, come l’Art bonus al 65% per le erogazioni libere a favore del cultura e il potenziamento del tax credit per la produzione cinematografica e audiovisiva, che passa da 115 milioni del 2015 ai 140 del 2016, o nell’incremento di 10 milioni di euro annui per la promozione turistica italiana da parte del nuovo Enit e nei 30 milioni annui a favore di archivi, biblioteche e istituti culturali del Ministero dei Beni e delle attività culturali del Turismo.

È lo stesso Franceschini a fare un primo bilancio. «Rispetto agli Stati generali dell’anno scorso sono stati fatti passi avanti – ha detto – . Oggi è riconosciuto che l’investimento in cultura e turismo serve alla ripresa del Paese. La legge di Stabilità torna a investire risorse in cultura e turismo. Stabilizzazione dell’Art bonus, assunzioni di giovani al Ministero dei Beni culturali. Il contributo di questo settore allo sviluppo economico del Paese è determinante, probabilmente il più importante. Per l’investimento dei privati l’Art bonus e una rivoluzione e lo abbiamo reso permanente nella Legge di Stabilità. Stimola le grandi imprese. Vorrei che si arrivasse al momento in cui la valutazione dell’impatto sociale di una impresa fosse condizionato a quanto investe in patrimonio culturale e della umanità o in sostegno ad attività culturali». Infine, ha detto, «vorrei che ogni grande impresa italiana adottasse un grande museo e ne diventasse main partner.

Che pubblico e privato debbano camminare fianco a fianco verso un nuovo modello di gestione del nostro patrimonio culturale sembra un’idea che mette d’accordo tutti. La domanda è: che tipo di governance? Secondo Gabriella Belli (Direttore Musei Civici di Venezia), intervenuta nella prima parte del dibattito coordinata dal vicedirettore del Sole 24 ore Sebastiano Barisone «grazie all’Art bonus cambia la gestione dei modelli dei musei statali e cambia anche la mentalità, le funzioni culturali devono integrarsi con quelle manageriali». D’altra parte all’estero succede già da tempo e lo sa bene James Bradburne (Direttore Pinacoteca di Brera), che ha ricordato: «Francoforte ha vissuto un periodo di transizione molto simile a quello italiano. Dobbiamo invitare i privati a partecipare e superare anche certe resistenza dei musei pubblici». Il punto è che «ogni privato dovrebbe agire nell’interesse pubblico secondo regole precise; mecenatismo e patrimonio pubblico devono dialogare secondo determinate strategie» ha detto Flaminia Gennari Sartori (Galleria nazionali di Arte Antica a Roma). E per Paolo Nicolini (consigliere delegato Settori amministrativo-gestionali Museo Vaticani) il modello di gestione non può che basarsi sul rapporto tra le persone. Ma la partecipazione dei privati va stimolata, ha ricordato Giovanna Melandri (Presidente Fondazione Maxxi): «Negli ultimi 15 anni in Italia si è fatta molta strada e stanno cadendo molte barriere ideologiche e culturali. Manca, però, ancora una riflessione sul modello di “governance” del sistema museale, che riesca a far interagire in maniera corretta pubblico e privato. Le risorse pubbliche e private o crescono insieme o insieme deperiscono. I privati, dunque, non devono essere semplici mecenati ma devono diventare veri e propri partner, con capacità decisionali anche nei consigli direzionali». Sul tema pubblico/privato è intervenuto anche Emanuele F. M: Emanuele (Presidente Fondazione Roma), sostenendo la necessità di inserire, nella direzione delle imprese culturali, figure competenti, capaci di fornire un approccio manageriale e gestionale, arrivando a rivedere, se necessario, le funzioni delle soprintendenze, troppo spesso di ostacolo. Diego Della Valle, invece, ha lanciato al ministro Franceschini la proposta di riunire a un tavolo di lavoro le grandi aziende italiane per chiedere loro di occuparsi del restauro e della tutela dei simboli culturali del Belpaese. Una proposta che il ministro ha accolto invitando le venti grandi aziende italiane a diventare partner principali dei venti nuovi grandi musei autonomi.

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