Oggi è il “Safer Internet Day”: come si previene e si combatte il cyberbullismo

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La campagna promossa dalla Commissione europea ha visto in Italia numerose iniziative

Navigare su internet, chattare con un amico, condividere una foto o un video. Sono solo alcuni dei modi di comunicare più diffusi. Azioni spesso compiute con estrema naturalezza e disinvoltura, soprattutto tra i giovani e senza pensare troppo alle loro conseguenze. Una inconsapevolezza che rischia di sfociare in situazioni pericolose per la privacy e la sicurezza. Ecco perché oggi si celebra il Safer Internet Day 2016 (#Sid2016), ovvero la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, promossa dalla Commissione europea. Giunta alla sua tredicesima edizione, l’iniziativa si tiene in oltre cento nazioni con lo slogan “Play your part for a better Internet!”.

Secondo un’indagine commissionata da Generazioni Connesse (Safer Internet Centre Italiano, cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal Miur) a Skuola.net e all’Università degli Studi di Firenze, in Italia il 17% dei giovani intervistati rimane connesso dalle 5 alle 10 ore al giorno, altrettanti dichiarano di essere sempre connessi. Tra i social network più popolari utilizzati dai giovani troviamo Facebook (64%), Instagram (61%) e Youtube (58%). Quasi tutti utilizzano quotidianamente applicazioni di messaggistica, con in testa Whatsapp (90%). Alcuni ragazzi sviluppano delle vere e proprie dipendenze, si tratta dei cosiddetti “vamping” (6%), che chattano anche di notte, altri invece chattano anche quando non potrebbero (26%), come a scuola.

Tante le iniziative che si sono svolte da Nord a Sud e che hanno coinvolto miglia di studenti e cittadini. Un evento al Teatro Palladium di Roma e uno al Piccolo Teatro Strehler di Milano. Contemporaneamente, la Polizia di Stato è stata presente in 100 capoluoghi di provincia con workshop sul tema del cyberbullismo, organizzati nelle scuole di ogni ordine e grado, per incontrare oltre 60.000 studenti attraverso la campagna “Una vita da social”, mentre alla Camera dei deputati l’associazione SOS Il Telefono Azzurro Onlus ha organizzato una tavola rotonda con esperti ed esponenti politici.

Il ministro Stefania Giannini ha partecipato all’evento romano al Teatro Palladium nel corso del quale è stata lanciata, con la proiezione in anteprima di uno spot “Fai la tua parte per un web migliore”, la campagna del Miur contro il cyberbullismo. Il Ministro ha colto l’occasione per ricordare ai ragazzi e agli insegnanti l’esistenza di una task force di esperti messa a disposizione dal Miur per far fronte a episodi di bullismo e/o per fare educazione all’uso consapevole della Rete. I giovani coinvolti nelle attività educative sono stati mezzo milione nel solo 2015. Fra i servizi di Generazioni Connesse, la linea di ascolto 1.96.96, gestita da Telefono Azzurro, e le due linee per segnalare materiale illegale in rete (una di S.O.S. Il Telefono Azzurro Onlus e un’altra di Save the Children Italia Onlus).

“Dobbiamo insegnare ai ragazzi – ha dichiarato il ministro – non solo oggi ma ogni giorno della loro vita, il rispetto per i compagni e comportamenti che siano sempre ispirati alla tolleranza e all’educazione. Per chi è colpito il messaggio è molto semplice: non siete soli, la scuola non lascia solo nessuno, parlate con i vostri insegnanti e i vostri genitori e soprattutto reagite perché chi vi mette all’angolo è più solo di voi e ha problemi più gravi di voi”. “I social network possono essere considerati la rivoluzione più drastica che l’umanità abbia conosciuto – ha aggiunto la Giannini – quindi essere consapevoli delle potenzialità enormi che hanno per conoscere, approfondire e diffondere messaggi positivi è un dovere di chi insegna e di chi educa ed è un diritto di chi apprende. Internet è un luogo e come in tutti i luoghi c’è una fascia oscura: dobbiamo dare tutti gli strumenti ai più giovani, ma anche agli adulti, per capire dove inizia lo spazio buio e dove bisogna iniziare a essere cauti a causa di atteggiamenti che sconfinano nella violenza e nella vigliaccheria”.

Gli studenti che hanno partecipato ai progetti avviati in questi anni hanno avuto l’opportunità di comprendere i rischi connessi al cyberbullismo, alla violazione della privacy propria e degli altri, al caricamento di contenuti inappropriati, alla violazione del copyright e all’adozione di comportamenti scorretti o pericolosi per sé e per gli altri. Si tratta di abilità che devono diventare patrimonio di tutta la popolazione scolastica italiana, studenti e docenti. C’è ancora tanto da fare sul fronte della formazione per l’acquisizione di competenze digitali e su quello della media education per promuovere un utilizzo delle nuove tecnologie consapevole e responsabile. La prospettiva deve essere quella di un investimento non più affidato a singoli progetti e che coinvolgono in modo parziale il mondo della scuola, ma un programma sistematico e capillare.

La riforma della “Buona scuola” e il “Piano della scuola digitale”, tra pregi e difetti, vanno in questa direzione. È questa una partita decisiva che bisogna giocare fino in fondo per la sicurezza dei ragazzi e per il futuro delle nuove generazioni.

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