Ocse: “In Italia le riforme stanno aiutando la ripresa”

Economia
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31st January, 2011
Paris, France

L’organizzazione internazionale diffonde le nuove previsioni per l’economia globale

A otto anni dallo scoppio della crisi finanziaria, “la ripresa resta deludente e debole” con una crescita del Pil globale che nel 2016 dovrebbe mantenersi allo stesso livello del 2015 (+3%) con solo un leggero miglioramento atteso per il prossimo anno.  È il giudizio dell’Ocse nel suo Economic Outlook appena diffuso, in cui si ricorda che “permangono rischi finanziari” mentre l’Europa deve fare i conti in diversi paesi con il nodo “della crescita dei rifugiati e dell’impopolarità delle misure di austerità”.

Rispetto alle previsioni di autunno, la stima è più bassa di 0,3 punti percentuali. L’eurozona dovrebbe registrare un’accelerazione “modesta” all’1,7 per cento l’anno prossimo, stabilizzarsi al 2 per cento nel Regno Unito e raggiungere il 2,2 per cento negli Stati Uniti.

I progressi dell’Italia

Quanto al nostro paese, l’organizzazione dei paesi più industrializzati prevede una crescita all’1 per cento nel 2016 e all’1,4 per cento nel 2017, osservando che “il principale driver di questa crescita rimarrà il consumo privato”. L’Ocse prevede inoltre un miglioramento sul mercato del lavoro italiano, dove la disoccupazione tornerà al di sotto della soglia dell’11 per cento il prossimo anno. Nel suo Economic Outlook , l’ente parigino si attende una crescita dello 0,6 per cento dell’occupazione nel 2016 e un più 0,9 per cento nel 2017. E anche il deficit scenderà, si legge ancora nel capitolo del report dedicato all’Italia.

La capo-economista dell’Ocse, Catherine Mann, mette poi in evidenza come le banche italiane abbiano fatto progressi nel ripulire i loro bilanci e “ora – ha indicato Mann – grazie anche alle riforme si creerà un contesto che sosterrà il credito nel Paese”.

Brexit

Nel suo Economic Outlook, l’Ocse sottolinea inoltre come la possibile uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea sia un rilevante rischio in negativo per la crescita europea e mondiale. “Nell’attesa del referendum – sottolinea – i mercati finanziari hanno iniziato sempre più a mettere un prezzo sul possibile rischio Brexit, con un deprezzamento della sterlina e un aumento dei premi sul rischio di una serie di tipologie di asset”. Un voto favorevole all’uscita, aggiunge, “porterebbe nelle nostre previsioni un’aumentata incertezza, riduzione della fiducia e avrebbe come risultato una serie di shock sui mercati finanziari in Gran Bretagna e nelle altre economie europee”.

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