Obama tenta di scuotere l’Onu. E attacca Putin: “No agli uomini forti”

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L’ultimo discorso di Obama da presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Onu. “No agli uomini forti – dice Obama – e a modelli di società guidate dall’alto. La democrazia resta il vero percorso da compiere”

Un aumento di tre miliardi di dollari dei finanziamenti umanitari globali per il 2017, oltre all’impegno per mantenere tale cifra invariata negli anni successivi: è questo quanto annunciato all’Onu dai Paesi organizzatori del summit sui rifugiati svoltosi a New York margine dell’Assemblea generale dell’Onu e fortemente voluto da Barack Obama.

Il presidente americano ha anche annunciato un accordo tra 50 Paesi per raddoppiare il numero di rifugiati accolti, portandoli a più di 360.000 già quest’anno. Insieme agli Stati Uniti il summit è stato organizzato da Canada, Etiopia, Germania, Giordania, Messico e Svezia.

Tra i partecipanti anche l’Italia con l’intervento del premier Matteo Renzi che ha annunciato come il nostro Paese aumenterà in modo sostanziale il suo impegno finanziario a fini umanitari, aumentando il budget del 30%.

“Nel corso del 2016 – si ricorda in una dichiarazione congiunta – i 32 Paesi donatori che partecipano al vertice hanno contribuito con circa 4,5 miliardi di dollari in più agli appelli delle Nazioni Unite rispetto al 2015″.

Obama ha poi lanciato un appello a mantenere gli impegni presi per quanto riguarda l’accoglienza, citando alcuni Paesi tra cui Germania, Canada, Austria. “Dobbiamo riconoscere che i rifugiati sono sintomo di un più ampio fallimento, di tensioni e persecuzioni. Come Stati Uniti siamo determinati a fare la nostra parte, aumentando il numero dei rifugiati reinsediati a 85 mila quest’anno, e a 110 mila per il 2017 – ha precisato Obama – ma tutti dobbiamo fare di più”.

Nella dichiarazione congiunta diffusa a margine dell’evento, i Paesi organizzatori hanno ribadito che “questa crisi, sebbene sia determinata in modo sproporzionato dal conflitto in Siria, è di natura globale, e quindi richiede una risposta globale e soluzioni politiche”.

“Dobbiamo cercare di aumentare i finanziamenti internazionali di assistenza umanitaria, offrire opportunità per il reinsediamento dei rifugiati e percorsi legali alternativi per l’ammissione, facilitare l’accesso dei rifugiati all’istruzione e al lavoro regolare”, hanno precisato, notando anche anche l’importanza di “aumentare il numero di Paesi che forniscono significativi livelli di assistenza umanitaria e di reinsediamento”.

Ma l’appuntamento nel palazzo di vetro è stato storico anche per un altro motivo: per Obama si tratta dell’ultima volta all’Assemblea generale dell’Onu.

E l’occasione è stata utilizzata per un attacco al populismo, alla demagogia e alla chiusura dei confini. E’ Vladimir Putin, nella visione del presidente americano, l’icona di questa voglia di un salto indietro. “In un mondo che si è lasciato dietro l’età dell’impero, la Russia cerca di recuperare a gloria perduta attraverso la forza”, ha detto Obama, mentre a New York il suo segretario di Stato, John Kerry, e il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov, da un lato si rimproverano le violazioni della tregua in Siria e dall’altro cercano di riannodare i fili di un dialogo sul destino del paese mediorientale, dove la guerra è ricominciata furiosamente.

Sette anni dopo l’insediamento alla Casa Bianca, la convinzione del tessitore Obama resta intatta: la via d’uscita in Siria possibile trovarla silo con “il duro lavoro della diplomazia”, la chiave per “fermare la violenza e consentire l’aiuto a coloro che ne hanno bisogno”.

In una sorta di testamento politico, Obama ha elencato i “progressi” realizzati negli anni delle sue due presidenze, a partire dalla gestione della crisi finanziaria del 2008 su cui è stata evitata “un’ulteriore catastrofe” e riportato l’economia globale alla crescita.

“Dobbiamo correggere la globalizzazione, ma no ai nazionalismi e ai populismi”, ha sottolineato il presidente. “Un mondo in cui l’1% dell’umanità controlla una ricchezza pari al 99% non è uguaglianza”, ha sottolineato, “capisco che è sempre esistito il divario tra ricchi e poveri” ma ora “si è acuito e le tecnologie permettono alle persone di avere una maggiore percezione delle ingiustizie”.

Per Obama, questo “è il paradosso che definisce il nostro mondo: molto meno violento e più ricco rispetto al passato, ma con società scosse da incertezze e disordini. Nonostante enormi progressi, manca la fiducia nelle istituzioni”.

“In questo momento storico, dobbiamo affrontare una scelta: andare avanti nella cooperazione oppure fare un passo indietro, in un mondo che poi finisce in conflitti globali. Vorrei raccomandarvi di andare avanti”, ha affermato. “Io ritengo – ha aggiunto il presidente americano – che pur imperfetto, la governance responsabile e i diritti umani restano le fondamenta del progresso umano in questo secolo. Non mi baso sull’ideologia, ma sui fatti, fatti che spesso dimentichiamo”.

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