Obama, l’ultimo discorso sullo Stato dell’Unione: “L’America è forte”. E cita il Papa

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epa05099288 US President Barack Obama (C) waves after delivering his final State of the Union address in the US Capitol, as US Vice President Joe Biden (L) and Speaker of the House Republican Paul Ryan (R) look on, in Washington, DC, USA, 12 January 2016. The White House indicated that the President's seventh and final State of the Union address will not include the typical 'laundry list' of policy proposals, but rather be a more impassioned speech on the country's direction.  EPA/MICHAEL REYNOLDS

Il Presidente americano Barack Obama nell’ultimo discorso allo Stato dell’Unione fa un bilancio del suo mandato e descrive le sfide future

“Change”, “Hope”. Dopo 7 anni di mandato Barack Obama, che nel 2009 era arrivato alla Casa Bianca, mette i concetti di cambiamento e speranza al centro del suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, invitando gli americani a non cedere alle paure in tempi di “cambiamenti straordinari”.

Contro la paura e le divisioni

Un discorso in cui smina i concetti chiave dei repubblicani che il prossimo novembre tenteranno di riconquistare la Casa Bianca: l’invito è a non credere a chi per fermare i progressi in campo economico, sociale e dei diritti civili diffonde nel Paese ansie, timori, insicurezza. Attacca perciò i candidati repubblicani alla sua successione: quelli che per ogni crisi in Medio Oriente hanno in mente solo “bombardamenti a tappeto” e quelli che “regalano allo Stato Islamico la rappresentanza di una delle più grandi religioni del mondo”. Il Paese è diviso ammette Obama riconoscendo “il mio più grande rammarico” ed è difficile completare e raggiungere i progressi necessari: dalla lotta ai cambiamenti climatici alla stretta sulle armi, dalla riforma sull’immigrazione alla lotta alle ineguaglianze sociali e e sul fronte del reddito.

Il messaggio di ottimismo e i risultati raggiunti

Il messaggio principale però è quello dell’ottimismo, per questo Obama rivendica i risultati raggiunti dopo la grande crisi sul fronte della crescita e dell’occupazione “L’America resta di gran lunga la nazione più forte, l’economia più solida”. Sono in sintesi quattro i risultati raggiunti dalla sua presidenza: l’aver superato la crisi economica, riformato la sanità, rilanciato il settore dell’energia, e sancito la libertà di sposare “chi si ama”. Tra gli ospiti che siedono in tribuna nell’aula della Camera dei rappresentanti, dove il Congresso è riunito in seduta plenaria, ci sono alcuni simboli di quelle battaglie che costituiscono gran parte dell’eredità del primo presidente afroamericano della storia: un rifugiato siriano, un ex immigrato clandestino, la persona a cui si deve la svolta sulla legalizzazione delle nozze gay, una veterana del Vietnam che era rimasta senza una casa. E c’e’ anche una sedia vuota per ricordare le vittime delle armi da fuoco, una piaga in America.

Le sfide future

Di fronte a tale pubblico Obama fa una promessa: finchè sarà alla Casa Bianca si batterà ricorrendo a tutti quei poteri che rientrano nelle sue prerogative. E al Congresso a maggioranza repubblicana tende la mano sottolineando come ci sono ancora temi bipartisan e di buon senso su cui un accordo può essere raggiunto, vedi la riforma della giustizia penale. “Che ci piaccia o no i cambiamenti in atto non potranno che accelerare”, dice Obama, sottolineando come stavolta il suo discorso non è una lista delle cose da fare nell’anno a venire, ma “un discorso sul futuro, sui prossimi 10 anni”.

 

Il terrorismo

Barack Obama cita anche Papa Francesco, ricordando le parole che il Pontefice pronunciò proprio davanti al Congresso lo scorso settembre: “Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore per prendere il loro posto”. Così – ha aggiunto Obama – “quando i politici insultano i musulmani questo non ci rende più sicuri. E’ solamente sbagliato. Ci sminuisce agli occhi del mondo e rende più difficile raggiungere i nostri obiettivi. E tradisce quello che siamo come Paese”. Anche qui un riferimento neanche tanto velato a Donald Trump e alla sua proposta shock di vietare l’ingresso dei musulmani negli Usa e di chiudere le moschee. E sottolinea come non ci sia alcuna minaccia all’esistenza dell’America, nonostante le difficoltà e la complessità della lotta all’Isis e al terrorismo. “Non siamo di fronte a una terza guerra mondiale”, afferma, difendendo con forza lo storico accordo sul programma nucleare dell’Iran che “ha evitato un nuovo conflitto”.

Nessun cenno, infine, all’incidente nel Golfo Persico dove due navi Usa sono state catturate dagli iraniani che per una notte hanno trattenuto i 10 membri dell’equipaggio. Un incidente accaduto a poche ore dal discorso sullo stato dell’Unione.

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