Obama, i Papi e Fellini: Benigni show alla Festa di Roma

Cultura
Italian director and actor Roberto Benigni poses on the red carpet during the 11th Rome Film Festival on October 23, 2016 in Rome.  / AFP PHOTO / TIZIANA FABI

Un omaggio al cinema, ai suoi maestri, da Fellini a Chaplin, all’amico Massimo Troisi e l’annuncio di un suo nuovo film

E’ stato un vero e proprio show l’incontro di Roberto Benigni con il suo pubblico nel giorno di chiusura dell’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma: un omaggio al cinema, ai suoi maestri, da Fellini a Chaplin, all’amico Massimo Troisi, e l’annuncio di un suo nuovo film: “Ho un desiderio forte, irreprimibile, di fare una cosa di un’allegria sfrenata. Ci sto pensando”.

La vita straordinaria di Roberto Benigni ne ha veramente tanti di spunti e aneddoti da offrire. Come non cominciare quindi con i racconto della tanto chiacchierata cena a casa Obama: “Quando siamo arrivati la Casa Bianca era tutta italiana, bianca rossa e verde, mancava solo Goffredo Mameli. – ha ironizzato Benigni – C’erano tanti invitati e man mano si avvicinavano a Obama, ad un certo punto s’è intrufolato anche Matteo Renzi. Quando io sono arrivato lì davanti l’ho abbracciato”.

Di Giovanni Paolo II ha ricordato la chiamata in Vaticano per vedere “La vita è bella”: “Vide il film in silenzio, si voltò e mi disse ‘mi ha fatto piangere’, si commosse moltissimo. Da allora rimanemmo in contatto, mi scrisse una lettera come un padre a un figlio”.

Di Papa Francesco, invece, ha ricordato, divertito, una telefonata: “Dopo la prima puntata de ‘I dieci comandamenti’ lui ha chiamato alle 8 di mattina e a casa mia gli hanno detto ‘sta dormendo, richiami’. Vi immaginate? E lui ha richiamato! E mi ha detto: ‘Ma tu lo sai il bene che fai?’. Io? Una cosa straordinaria”.

Benigni si è poi dilungato sul suo rapporto con Fellini, che ha definito “la vetta dell’arte moderna”, ricordando “la sua voce seducente da mago, che mi ha fatto sentire al centro del suo io”, ha poi parlato del progetto, mai realizzato, di interpretare San Francesco per Antonioni, e dell’idea di Terrence Malick di fargli interpretare il diavolo: “Voleva fare un film su San Pietro con me nella parte del demonio, ma è un progetto difficilissimo da montare. Siamo ancora in contatto, chissà” ha rivelato.

Di Massimo Troisi ha ricordato soprattutto il rapporto d’amicizia che li legava: “Abbiamo fatto ‘Non ci resta che piangere’ per allegria: ci siamo incontrati e non ci siamo lasciati fino all’ultimo giorno. Volevamo fare il seguito del film” ha rivelato. Ma è Chaplin il regista che ha portato Benigni sulla strada del cinema: “Quando ho visto ‘La febbre dell’oro’ sono uscito frastornato: decisi che volevo far parte di quella bellezza”. L’attore-regista ha raccontato la sua amicizia con Jim Jarmush, da cui nacque “Daunbailò”, l’incontro con Walter Matthau, e ha celebrato il sodalizio, non solo artistico, con Nicoletta Braschi, che era presente nella sala dell’Auditorium: “Abbiamo costruito tutto insieme, è stata sua l’idea di produrre i nostri film. – ha detto emozionato – La stimo perché è una grande attrice e lei è stata una benedizione per me: ha cambiato il mio cinema”.

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