Obama a marzo in viaggio a Cuba: il disgelo parte dal commercio

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epa04871060 US President Barack Obama delivers remarks outlining his clean power plan, in the East Room of the White House in Washington DC, USA, 03 August 2015. Obama's clean power plan establishes national standards to limit carbon pollution from power plants, aiming to reduce to carbon dioxide emissions by 32 percent from 2005 levels by 2030. The regulation is expected to face legal challenges from Republican lawmakers, with as many as 25 states expected to join in a suit against the rules, according to media reports.  EPA/MICHAEL REYNOLDS

E’ il primo viaggio presidenziale dopo 80 anni: nelle prossime ore l’annuncio ufficiale

La notizia è stata data in anteprima dai media statunitensi e verrà confermata ufficialmente oggi con tutti i dettagli della visita che toccherà altre città latino americane. Barack Obama andrà a Cuba entro fine marzo, la prima visita di un presidente Usa dal 1928, quando a recarsi sull’isola fu Calvin Coolidge.

Una visita storica con la quale Obama proseguirà il processo di disgelo tra Washington e L’Avana iniziato la scorsa estate con la riapertura delle ambasciate nelle rispettive capitali dopo 50 anni. Disgelo che proseguirà per la via diplomatica e, soprattutto, commerciale.

Nonostante le sanzioni siano ancora in vigore, infatti, nel 2015 il governo americano ha emesso 490 autorizzazioni a commerciare con Cuba, per un controvalore di 4,3 miliardi di dollari con un incremento pari al 30% rispetto all’anno precedente. Le restrizioni sono quindi destinate a ridursi sempre di più anche su richiesta diretta delle aziende statunitensi sempre più interessate a fare affari sull’isola.

Nei giorni scorsi, sono arrivate due importanti notizie su nuove relazioni commerciali e accordi avviati. Il primo importante accordo è stato quello che permetterà la costruzione della prima fabbrica Usa nell’isola. Lo stabilimento per la costruzione di trattori verrà realizzata – da due ex ingegneri software Horace Clemmons e Saul Berenthal – con un investimento tra i 5 e 10 milioni di dollari, in un’area economica speciale, avviata dal governo di Cuba per attirare gli investimenti stranieri.

 

Il secondo accordo è quello che prevede il via a partire dai prossimi mesi – probabilmente già dall’estate – ai voli aerei tra l’isola e gli States. L’intesa, definita lo scorso dicembre, consente ai due Paesi di operare fino a 110 collegamenti al giorno, di cui 20 tra gli Usa e l’Avana e dieci tra gli Usa e ciascuno dei nove aeroporti internazionali cubani, a partire dai prossimi mesi, probabilmente già dall’estate. Attualmente i due Paesi sono collegati esclusivamente da una ventina di voli charter al giorno dalla Florida. Nonostante si tratti di voli costosi, lo scorso anno sono stati 160 mila i viaggiatori americani che li hanno presi per raggiungere l’isola, insieme a centinaia di migliaia di americani di origine cubana.

Il turismo è ancora al bando, ma di fatto consentito dal numero di ragioni legali per recarsi a Cuba è aumentato in modo tale da sfumare le distinzioni e renderlo di fatto possibile. Per ora dall’accordo sono escluse le compagnie aeree cubane, mentre quelle statunitensi avranno tempo fino al 2 marzo per chiedere i diritti per le nuove rotte, mentre il governo dovrebbe concludere il processo di selezione, basato sulle migliori offerte, entro il 21 marzo.

Ovviamente non sono mancate le critiche dei repubblicani che hanno espresso la loro contrarietà al viaggio e in generale a stringere relazioni con l’isola. Almeno finché “Castro è al potere”, ha commentato il candidato alle primarie repubblicane Ted Cruz, che si dice “rattristato ma non sorpreso” dall’annuncio del viaggio presidenziale a Cuba. Dello stesso avviso anche Rubio: “Se io fossi presidente non prenderei in considerazione un viaggio del genere – ha detto -. Il governo cubano resta repressivo come sempre. Una dittatura”.

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