Una stretta di mano storica: all’Avana l’incontro tra Castro e Obama

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epa05224331 US President Barack Obama (R) greets President of Cuba Raul Castro at the Palace of the Revolution in Havana, Cuba, 21 March 2016. US President Barack Obama is on an official visit to Cuba from 20 to 22 March 2016; the first US president to visit since Calvin Coolidge 88 years ago.  EPA/MICHAEL REYNOLDS

Diritti umani, embargo e Guantanamo al centro dell’incontro tra i due leader

Non è la prima volta che Barack Obama e Raul Castro si stringono la mano. Ma questa volta è quella che segna il grande e definitivo cambiamento dell’isola caraibica e aprendo una volta per tutte ai rapporti diplomatici ed economici.

CeFPCh0WoAAXelGE nell’emblematica plaza de la Revolución ha risuonato, per la prima volta nella storia, l’inno americano, sullo sfondo le immagini di Ernesto “Che” Guevara e Camilo Cienfuegos. E di nuovo le note di The Star-Spangled Banner hanno aperto l’incontro di Obama (la prima visita a Cuba di un presidente americano statunitense dopo 88 anni) con un sorridente Raul Castro che ha accolto il presidente Usa con una calorosa stretta di mano al Palacio de la Rivolución.

Tutti gesti che segnano definitivamente quel disgelo nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba, pur nelle differenze che esistono tra i due Paesi: “Differenze profonde”, ha detto il presidente Castro, che “non spariranno”. “Abbiamo idee diverse su molti temi e di fronte a noi ancora un cammino lungo e complesso, ma abbiamo fatto i primi passi per costruire un nuovo rapporto, che non è mai esistito prima tra Cuba e Usa” ha dichiarato ancora presidente cubano. Che ha però aggiunto: “Entrambi i paesi possono coesistere e cooperare in modo civile e per reciproco vantaggio, indipendentemente dalle differenze esistenti e futuri”.

Il disgelo è ormai realtà e Obama ha voluto ringraziare ancora una volta Papa Francesco e il cardinale Ortega, arcivescovo dell’Avana, per il “paziente lavoro di mediazione” con il quale “hanno contribuito in modo decisivo” a riavvicinare Cuba e gli Stati Uniti.

“Il destino di Cuba non sarà deciso dagli Stati Uniti: Cuba è uno stato sovrano e il suo futuro sarà deciso dai cubani”, ha detto poi il presidente Usa.

Uno dei temi sul tavolo durante l’incontro tra i due leader è stato quello dei diritti umani, questione sulla quale Obama ha “avuto una discussione franca”, ha detto il presidente Usa. Gli Usa continueranno a sostenere “il rispetto dei diritti umani”: “il nostro crescente impegno con Cuba è guidato da un obiettivo principale – ha affermato Obama – fare progressi sul fronte degli interessi del nostro continente e migliorare le vita dei popoli delle sue nazioni”.

E ancora la revoca dell’embargo e la restituzione di Guantanamo che rappresentano “l’essenza della normalizzazione delle nostre relazioni”, ha commentato Casto, secondo il quale l’embargo “è il principale ostacolo per lo sviluppo” di Cuba.

L’accoglienza a Cuba

epa05219443 Cubans in the street of Havana, Cuba, 18 March 2016. US President Barack Obama, will be on a official visit to Cuba between 20 and 22 March after the restoration of the normalization of diplomatic relations.  EPA/Ernesto MastrascusaNelle strade della capitale sono comparse le bandiere americane e alcuni hanno già appeso manifesti con le immagini di Raul Castro e Barack Obama fianco a fianco.

Una “visita storica, una opportunità storica”, come ha osservato lo stesso presidente Usa incontrando in serata lo staff dell’ambasciata americana, dopo il primo messaggio via twitter ai cubani. “Que bola Cuba? (Come va Cuba?, ndr). Sono appena arrivato alla meta qui, non vedo l’ora di incontrare e di sentire direttamente il popolo cubano”, ha scritto esordendo con lo slang dell’isola.

Ad accoglierlo ieri all’arrivo il ministro degli esteri Bruno Eduardo Rodriguez Parrilla, non il presidente Raul che spesso riserva questo onore ai suoi ospiti internazionali più importanti.

 

 

La manifestazione dei dissidenti

La visita di Obama è stata segnata anche da proteste e manifestazione. La visita è stata offuscata dalla retata, ieri, di una cinquantina di attivisti dei diritti umani arrestati “in modo particolarmente violento” durante una marcia pacifica all’Avana, come denunciato da fonti di opposizione. Tra loro anche una ventina di esponenti del gruppo Damas de blanco, formato dalle mogli di prigionieri politici, all’esterno di una chiesa dove tentavano le loro proteste settimanali.

 

 

Domani Obama incontrerà alcuni dissidenti, fra cui la leader del gruppo delle Damas de blanco Berta Soler: il presidente americano si rivolgerà ai cubani dal gran teatro dell’Avana (il suo discorso sarà trasmesso in diretta dalla televisione cubana) e infine in serata  assisterà alla partita di baseball tra Cuba e i Tampa Bay Rays nello stadio riverniciato di fresco.

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