Nuovo Senato, cento senatori espressi dai territori e che non votano la fiducia

Riforme
L'Aula del Senato durante l'esame del Bilancio Interno, Roma, 24 settembre 2014. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

L’assemblea sarà formata da sindaci e consiglieri regionali. Avrà funzione di raccordo con lo Stato centrale e l’Unione europea. Sparisce l’indennità, resta l’immunità parlamentare

Un terzo dei senatori attualmente esistenti, azzeramento della relativa indennità, addio al potere di dare la fiducia al governo – e a quello speculare di toglierla mandando a casa un premier o un ministro –oltre che di varare le leggi (o almeno la maggior parte di esse) a favore di compiti di rappresentanza dei territori e di raccordo con lo Stato centrale e con l’Europa. L’architrave della riforma costituzionale è la trasformazione del Senato che conosciamo in un futuro Senato rappresentativo delle Regioni, mutato nella composizione e nei poteri che diventano soprattutto consultivi.

L’obiettivo è quello di rendere più rapido ed efficiente il procedimento legislativo, congedandosi dal Palazzo Madama specchio di Montecitorio a cui siamo abituati. Difatti, la nuova architettura istituzionale va di pari passo con la scomparsa del bicameralismo paritario, sostituito da uno «differenziato» o «riequilibrato» o «attenuato».

Tutto questo rappresenta uno dei passi non soltanto più controversi della legge Boschi, ma anche più difficili da applicare. Non soltanto sul piano delle competenze, in concreto tutte ancora da verificare. Ma anche sotto il profilo di chi farà parte dell’assemblea. Basti pensare al fatto che le modalità di elezione dei futuri senatori, all’interno dei consigli regionali, non sono ancora state definite e lo saranno soltanto da una legge successiva all’entrata in vigore della riforma.

Nella direzione del Pd di lunedì, tuttavia – nell’ottica di trovare una mediazione nel partito – Renzi ha proposto di partire dalla proposta di 24 senatori della minoranza Dem, che prevede in mano ai cittadini due schede, una per il senatore consigliere e una per il consiglio regionale, con metodo proporzionale e sulla base dei consensi ottenuti.

Il nuovo Senato

Passerà da 315 a 100 componenti. Ne faranno parte 74 eletti dai consigli regionali (più i consigli delle province autonome di Trento e Bolzano), 21 sindaci e (fino a) 5 senatori nominati dal presidente della Repubblica con mandato settennale non rinnovabile. Come oggi, resteranno senatori a vita gli ex capi dello Stato. Non ci saranno più senatori eletti all’estero (resteranno i 12 deputati). I componenti non percepiranno indennità bensì il solo stipendio da consiglieri regionali parametrato su quello dei sindaci di capoluogo di regione (bisognerà vedere se al netto o al lordo dei rimborsi). L’esercizio della funzione resta senza vincolo di mandato.

Il metodo di elezione dei nuovi senatori è stato molto discusso durante l’iter della Legge Boschi: è prevista l’elezione indiretta da parte dei consigli regionali sulla base della consistenza dei gruppi consiliari, ma su input della minoranza Pd questo al loro interno avverrà «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi». E come? È l’ambiguità principale della norma, dato che il metodo in concreto sarà deciso da una legge elettorale ad hoc che andrà varata entro sei mesi dall’entrata in vigore della riforma (a quel punto le regioni avranno 90 giorni di tempo per adeguarsi). Il Senato non sarà mai sciolto e la durata del mandato dei senatori coinciderà con quella degli organi territoriali che li hanno eletti.

La proposta Chiti-Fornaro

Il punto di partenza, se verrà accolta l’apertura di Renzi, potrebbe essere il testo messo a punto dai senatori della minoranza – oltre Vannino Chiti, prime firme Fornaro, Gotor, Tocci – che prevede appunto la doppia scheda. Sono previste condizioni per la rappresentanza di genere. Ogni Regione viene suddivisa in un certo numero di collegi. La percentuale dei singoli partiti determinerà su base regionale l’attribuzione del seggio, e in quell’ambito si calcoleranno i consensi di ciascuno dei candidati-senatori. La parola degli elettori, insomma, sarà determinante nella scelta.

Le funzioni

Camera e Senato non avranno più gli stessi poteri. Solo la prima voterà la fiducia al governo, evitando discrasie in caso di maggioranze diverse tra i due rami parlamentari. Allo stesso modo, solo la Camera potrà a maggioranza assoluta deliberare lo stato di guerra e attribuire i relativi poteri al governo. Anche le leggi di amnistia e indulto saranno di competenza della Camera. Palazzo Madama rappresenterà i territori. Inoltre parteciperà in seduta comune all’elezione del Presidente della Repubblica e sceglierà 2 giudici costituzionali.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli